Valentino Rossi positivo al Covid: “Sono arrabbiato…”

Salterà il GP di Aragon

Il pilota della Yamaha è risultato positivo al test del coronavirus, perciò salterà il prossimo Gran Premio motociclistico di Aragon. Stop forzato quindi, che sottolinea il periodo negativo di Rossi, già in difficoltà da tre gare.

L’annuncio è stato ufficializzato dallo stesso Rossi tramite il suo account Instagram: “Purtroppo questa mattina mi sono svegliato e non mi sentivo bene. Mi sentivo particolarmente debole e avevo una leggera febbre. Quindi ho chiamato subito il medico che mi ha fatto due test. Il risultato del test rapido PCR è stato negativo proprio come il test che avevo fatto già martedì. Ma il secondo, di cui mi è stato dato il risultato alle 16, è stato purtroppo positivo. Sono chiaramente molto deluso per il fatto di saltare la gara di Aragon. Mi piacerebbe essere ottimista e fiducioso però mi aspetto che il secondo round di Aragon sia per me un non go. Sono triste e arrabbiato perché ho fatto del mio meglio per rispettare il protocollo e anche se il test che ho fatto martedì è stato negativo, mi sono isolato già dal mio arrivo da Le Mans. Comunque è così e non posso fare nulla per cambiare la situazione. Ora seguirò il consiglio medico e spero di guarire il più presto possibile“.

Djokovic fa strike di giudici, eliminato dagli US Open Si accende la sfida ai quarti di finale

Djokovic è out, letteralmente, squalificato dagli US Open. Il grande favorito e numero 1 al mondo ‘perde’ contro Pablo Carreno Busta agli ottavi di finale e saluta la competizione, ma non per colpa della racchetta bensì di una…pallina. Durante l’incontro con lo spagnolo, il tennista serbo ha colpito con una pallata alla gola una giudice di linea.  Djokovic, accorso a sincerarsi delle condizioni della donna stramazza a terra, ha giurato di non aver agito intenzionalmente, ma è stata comunque valutata una reazione inaccettabile da parte di un professionista e quindi dovrà pagare una multa da capogiro: 17 mila dollari. Per di più non otterrà alcun punto nel ranking. Una brutta notizia per Djokovic, proprio quando il campione serbo poteva allungare su Nadal e Federer, i grandi assenti della competizione.

La notizia ha subito fatto il giro del mondo distogliendo l’attenzione dall’evoluzione del torneo. Il match non stava sorridendo al serbo, già sotto i riflettori per la sua polemica anti Covid, che si era ritrovato sotto 6-5 dopo aver marcato tre setpoint, ma con una serie di errori banali. Così, dopo aver subito il break, il trentatreenne ha scagliato la pallina che aveva in tasca fuori dal campo da gioco, colpendo in pieno la povera giudice, che ha iniziato a tossire faticando a respirare. Gli arbitri di gara hanno discusso per diversi minuti e hanno decretato che il gesto sconsiderato di Novak gli doveva costare la gara. Cartellino rosso.

Niente da fare per il serbo, che in attesa del responso aveva già il sentore di navigare in cattive acque. Il suo team ha tentato di raddolcire arbitro e supervisori. Questi ultimi sono stati irremovibili e la polemica si è dovuta sedare malgrado gli schiamazzi di Nole: la sanzione è regolare e prevista da regolamento. Le danze sotto rete per la vittoria finale sono inaspettatamente e rocambolescamente riaperte. Nessuno dei partecipanti ora in gara ha mai vinto un torneo dello Slam e si prospetta una sfida accesa. Anche l’Italia di Berrettini può iniziare a sognare. 

Crediti foto: Corriere dello Sport

Sport e beneficenza, Ciro Russo e la ‘pedalata’ per l’Airc: “Una sfida per la vita” L'azzurro di lotta greco-romana ha percorso 1000 km in 10 giorni

Beneficenza e sport percorrono la penisola in sella a una bicicletta. Si potrebbe riassumere così l’impresa che l’atleta professionista di lotta greco-romana, Ciro Russo, ha compiuto subito dopo il lockdown, partendo il 12 giugno dalla sua Torino e percorrendo la via Francigena in direzione della sua seconda casa, Roma. Proprio nella capitale, infatti, l’azzurro lavora come agente scelto della Polizia di Stato e si allena nel gruppo sportivo delle Fiamme Oro.

“Un viaggio di 1000 km della durata di 10 giorni”, ovvero 100 km al giorno. Questi sono i numeri della sfida ciclistica che Ciro ha portato a termine coprendo una distanza che di giorni ne richiederebbe 15 se non 20. Perché la beneficenza? “L’iniziativa era ed è tuttora legata alla Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro” spiega Russo. E aggiunge: “I miei nonni paterni sono stati stroncati dalla malattia e ho assistito il nonno materno nel percorso di cura. Così, fin da ragazzino, ho voluto mettermi in gioco per aiutare chi combatte contro questo brutto male”. La lotta, Ciro, la conosce bene, ma questa volta lontano dalla materassina, tra Torino e Roma, in una sfida sia personale che di solidarietà: “Non potendo ancora fare attività di contatto, a maggio ho rispolverato la mia mountain bike e ho iniziato ad appassionarmi. Durante una di queste escursioni mi è venuta l’idea di scendere a Roma…pedalando” spiega Russo. “La via Francigena è un percorso di pellegrinaggio molto amato dai ciclisti, lontano dal caos cittadino e a contatto con la natura”. Un ottimo modo per ritrovare se stessi dopo il lockdown.

Balenata in testa l’idea, si è accesa la sfida personale: “Ho deciso di affiancare a questa attività una causa di beneficenza a cui sono particolarmente legato, quella della lotta contro il cancro”. Come è successo alla maggior parte degli atleti, anche Ciro ha dovuto trovare un’alternativa per allenarsi, in attesa delle disposizioni ministeriali: “In sella a una bici ho messo alla prova la mia resistenza, la mia concentrazione. Dopo giorni e giorni trascorsi in casa temevo di aver perso la grinta. Non è stato così. Tornare a Roma, città dove vivo dall’età di 19 anni, è stato emozionante e più mi avvicinavo alla meta più volevo macinare chilometri”.

Cosa è successo dopo aver deciso di usare la bicicletta anziché il treno o l’automobile? “Ho coinvolto i volontari dell’AIRC, che si sono dimostrati molto collaborativi ed entusiasti della proposta” L’obiettivo? “Raccogliere 5 mila euro da devolvere totalmente in beneficenza. Fin dal primo giorno sono state molte le persone che mi hanno aiutato in questa raccolta fondi”. Alla fine del viaggio, la cifra prefissata è stata quasi interamente coperta ma “si può sempre fare una donazione attraverso la Rete del Dono” conclude.

L’arrivo a San Pietro, Vaticano

“Percorrere un tragitto di 1000 km in soli 10 giorni non è stato facile – prosegue l’atleta piemontese – ma ho voluto lasciare alle spalle i mesi della piena emergenza sanitaria, ritrovare gli spazi aperti, i panorami e la libertà di movimento” elementi importantissimi per uno sportivo visto che “sono un ciclista amatoriale, ma ho deciso di mettermi alla prova per un buona causa”. Il percorso è stato documentato con una serie di video pubblicati sui social, oltre a 5 contributi pubblicati pubblicati dalla Gazzetta dello Sport.

Il futuro riserverà nuove sfide? “Non lo so ancora. Di sicuro è stata un’esperienza unica, l’esempio tangibile che si possono raggiungere traguardi, inaspettati, anche fuori dalla propria confort zone. Purtroppo la lotta contro il cancro non ha sempre un lieto fine, ma insegna il significato di perseveranza e resilienza a chi è più fortunato. Ecco perché sarò sempre vicino alle iniziative dell’AIRC”. Resta l’incognita sport. Mentre parchi acquatici e discoteche riaprono, gli atleti sono ancora limitati nelle sessioni di allenamento: gli sport di contatto pagano a caro prezzo la confusione del governo e l’incertezza dei nuovi focolai europei. “La mia prossima sfida sarà arrivare alle Olimpiadi del 2021 e mi allenerò con tutto me stesso per portare in alto il tricolore italiano” conclude Ciro Russo.

MotoGP Jerez 2020: trionfo Quartararo, Marquez out per infortunio Prima vittoria per 'el diablo', Viñales e Dovizioso a podio possono sperare nel mondiale

Di Alessio Chiappari 

LA GARA. In una Jerez infernale, che ha fatto registrare temperature di asfalto oltre i 50 gradi, è andato in scena il ritorno in grande stile della MotoGP. La gara è stata animata dalle gesta di Marc Marquez: proiettato verso una vittoria in solitaria già sin dalle primissime fasi di gara, commette una leggerezza in curva 4 e perde l’anteriore, ma grazie ad uno dei suoi proverbiali salvataggi (è l’unico che riesce a fare certe cose) non cade, e dopo aver fatto un po’ di enduro nel ghiaione, torna in pista sedicesimo, davanti al fratello e compagno di squadra Alex.

Davanti, i diretti concorrenti non si lasciano sfuggire l’occasione e iniziano a darsi battaglia per la testa della corsa. È Quartararo a spuntarla, e dopo aver superato Miller (Ducati Pramac) e Viñales (Yamaha Factory), in crisi con le gomme sin da subito, si mette a dettare il ritmo e inizia a costruire quel vantaggio che alla fine gli consentirà di stare tranquillo. La lotta per il podio infuria con l’altra Pramac di Pecco Bagnaia, la Petronas di Morbidelli, la Ktm di Pol Espargaro e la Ducati ufficiale del Dovi, il quale mai ha amato questa pista. Più attardato rispetto al gruppo appare Valentino Rossi, alle prese con l’atavico problema del consumo anomalo delle gomme. Da dietro Marquez continua a mietere vittime con i suoi sorpassi che appaiono imbarazzanti da quanta differenza di velocità vanno ad evidenziare. La Yamaha numero 46 addirittura si scansa per lasciare passare il 93, e il dottore nel post gara ammetterà che con quella differenza di passo non avrebbe avuto senso opporre resistenza. Comunque la gara di Rossi finisce pochi giri dopo, per via di un guasto tecnico che lo costringe al ritiro anticipato.

Dai 15 secondi di distacco dopo l’errore, Marquez si porta a ridosso del podio, e dopo averlo guadagnato superando Miller con un intervento più che deciso, si trova a ridosso di Viñales, poi soltanto il vuoto per arrivare a Quartararo, che intanto ha costruito un gap di oltre 5 secondi. Marquez non ragiona, continua a spingere al massimo e in curva 3 lo scivolamento del posteriore innesca un terribile high side che lo scaraventa nella ghiaia, ma questa volta senza possibilità di rientro. Viene portato via in barella dolorante, e Fabio Quartararo inizia la cavalcata trionfale verso la prima vittoria in MotoGP. Dietro di lui Viñales e un ottimo Dovizioso che, partito dall’ottava casella, mette a segno una rimonta eccezionale culminata con il primo podio in carriera a Jerez.

I PRIMI DIECI. Quartararo, Viñales, Dovizioso, Miller, Morbidelli, P. Espargaro, Bagnaia, Oliveira, Petrucci e Nakagami. Non pervenute Suzuki (Rins infortunato e Mir fuori dopo pochi giri) e Aprilia, orfana di un Andrea Iannone ancora in attesa di qualche segnale di fumo da parte della WADA sulla vicenda doping.

Photo credits by Quotidiano.net

I TEMI. Lo abbiamo detto in partenza, Marquez era proiettato verso una vittoria scontata, visto anche il passo gara dimostrato nelle prove libere, nettamente superiore alla concorrenza. Probabilmente lo spagnolo si sentiva così superiore da poter pensare di poter recuperare fino alla prima posizione dopo l’errore dei primi giri, e in effetti il cronometro gli stava dando ragione, così come i sorpassi inanellati giro dopo giro. Poi qualcosa si è rotto ed è ricomparso il vecchio Marquez. Fino al 2015, l’unico punto debole che lo spagnolo aveva palesato era stata la scarsa capacità di controllare la trance agonistica, che lo portava a commettere degli errori, alcuni dei quali gli sono costati cari come quelli che proprio nel 2015 lo hanno escluso dalla lotta per il titolo già a metà campionato.

Imparata la lezione, dal 2016 in poi Marquez ha saputo diventare ragioniere quando necessario, e così, accontentandosi dei piazzamenti a podio quando era impossibile fare di meglio, ha letteralmente dominato tutte le stagioni fino al 2019. Se analizziamo con attenzione, la gara di ieri era proprio una di quelle situazioni in cui accontentarsi – si fa per dire – del secondo posto, sarebbe stata la soluzione più saggia, tanto più che chiudere un gap di 5 secondi per arrivare Quartararo in quattro giri, sarebbe risultato impossibile anche per il pluricampione Honda. Perché abbia continuato a spingere in quella maniera non è dato sapere, ma quel che appare certo è che dall’impresa Marquez è passato in breve alla disfatta più totale e non tanto per lo 0 della gara, quanto per l’infortunio conseguenza del volo: frattura dell’omero destro e possibile interessamento del nervo radiale (da valutare l’entità). Martedì verrà operato a Barcellona. Nel frattempo i tecnici hanno smantellato già il suo box, segno che senza dubbio non prenderà parte al secondo GP di Jerez previsto per domenica prossima. Ma quel che temiamo tutti è un lungo stop, e in un campionato corto e anomalo come questo, è quanto di peggio potesse succedere. A Marquez vanno ovviamente i nostri auguri di una veloce guarigione.

Come ha detto Valentino Rossi nel post gara, la situazione creatasi può fornire a Viñales, Dovizioso e Quartararo un’occasione unica per provare ad agguantare il mondiale. Nel 2018 e nel 2019 Marquez ha vinto il titolo con più di 3 gare di vantaggio, indice che potenzialmente anche tre zeri in avvio di campionato potrebbero non risultargli fatali, ma considerando la brevità della stagione 2020, i tre contendenti faranno bene a cercare di mettere a segno più punti possibili prima del rientro del marziano, che ha già promesso sui social: “tornerò più forte di prima!”

IL COMMENTO. Una nota di merito va all’altro grande protagonista di giornata, il ventunenne francese Fabio Quartararo in forza alla Yamaha Petronas, che dopo sette pole position in top class riesce finalmente ad agguantare la prima vittoria. Chi pensa che il suo primo posto sia da ridimensionare per l’uscita di scena di Marquez, non considera che in uno sport come questo non contano soltanto velocità e prestazione, ma anche la capacità di commettere meno errori di tutti e in questo ‘Fabietto’ ieri è stato un maestro. Partito dalla pole in sordina, e retrocesso sino alla quinta posizione nelle prime fasi, ha saputo attendere il momento propizio con la calma di un veterano. Una volta raggiunta la testa della corsa, in sella alla sua Yamaha Petronas ha costruito un gap da vero e proprio martillo, come un Jorge Lorenzo dei giorni migliori. La marsigliese sul gradino più alto del podio non si sentiva dal 1999, e la sensazione che con lei sia arrivata una piccola, grande, rivoluzione nel mondo della MotoGP è finalmente concreta: ora starà a Fabio dimostrare di poter battere Marquez anche nel corpo a corpo. iamo La lotta si rinnoverà molto presto.

Podistica, stop alla Great North Run: appuntamento al 2021 Il Coronavirus rallenta la mezza più celebre del Vecchio continente

Brutte notizie per gli amanti della podistica. L’edizione 2020 della Great North Run, una delle più celebri mezze maratone d’Europa, è stata ufficialmente rimandata al prossimo anno. La manifestazione sportiva simbolo di Newcastle, nel Regno Unito, in programma nel mese di settembre, è stata infatti cancellata a causa delle restrizioni per l’epidemia Covid-19.

Il nuovo appuntamento è stato fissato al 12 settembre 2021. Questo il messaggio diffuso dagli organizzatori: “Abbiamo confermato l’annullamento della Great North Run del 2020. L’impatto della pandemia da Covid-19 ha reso impossibile organizzare l’evento per quest’anno. Non abbiamo preso questa decisione alla leggera. La Great North Run raccoglie oltre 25 milioni di sterline per beneficenza ed è una manifestazione di rilievo”.

“Negli ultimi mesi, abbiamo lavorato duramente e in stretta consultazione con i nostri team medici, le autorità locali e i nostri partner per cercare di trovare un modo per consentire lo svolgimento della Great North Run e al contempo rispettare le regole di distanza sociale. Abbiamo anche esaminato la possibilità di posticiparla ma, allo stato attuale, e anche se la situazione migliorasse, non sarà possibile raggiungere questi obiettivi con certezza, e quindi, a meno di tre mesi dalla data della gara, abbiamo concluso che il miglior modo di agire è quello di annullarla. Sappiamo quanto sia deludente, ma siamo sicuri che tutti capiranno le motivazioni legate alla nostra decisione. Grazie a tutti per la pazienza e la comprensione” concludono gli organizzatori.

Stessa sorte anche per la Great Manchester Run che dopo il rinvio al 6 settembre è stata definitivamente cancellata per il 2020. Così come per altri eventi sportivi che coinvolgono centinaia di persone, ai runner verrà data la possibilità di mantenere la prenotazione per il prossimo anno o di ricevere il rimborso completo in caso di iscrizione già avvenuta.
Al momento, tra Olimpiadi e gare internazionali posticipate, l’unico sport-business ad aver avuto la meglio è il calcio che, almeno per quanto riguarda i massimi campionati, ha potuto tirare un sospiro di sollievo.

Photo Credits: Great Run 

Il ritorno di Tyson: “Sul ring per fare beneficenza” A 53 anni, l'ex pugile vuole lasciarsi alle spalle un passato tormentato

“A volte ritornano” titolava Stephen King. E così è stato anche per la stella della boxe Mike Tyson. Tra i commenti sarcastici degli agonisti dello zapping e l’entusiasmo dei più nostalgici, il tanto discusso ex campione di pesi massimi tornerà sul ring per una buona causa: guadagnare per fare beneficenza in un momento di grande difficoltà economica. “Mi preparo ad aiutare quelli che sono stati meno fortunati di me, farò questo combattimento caritatevole” ha detto il 53enne durante lo show radiofonico`Young Money’ in uno scambio di battute con il rapper Lil Wayne.

PHISIQUE DU ROLE. La forma fisica non sembra mancare al ‘rinato’ Tyson, come si nota dai video pubblicati su Instagram. Infatti ha dichiarato che “non mi sono mai sentito così bene in vita mia, Dio è stato misericordioso con me” riferendosi a un’infanzia difficile e a un passato da clochard, poco prima di iniziare la sua ascesa. L’ultima apparizione pubblica (virtuale) è avvenuta grazie a un video registrato per il sito cinese Weibo. Il pubblico è letteralmente impazzito nel vedere la trasformazione di Iron Mike (pesava più di 150 kg) perfezionata durante il lockdown. La voglia di combattere per aiutare il suo popolo, duramente colpito dal Coronavirus e dalla crisi, è stata più forte di qualsiasi altro vizio.

L’ULTIMO INCONTRO. Tyson aveva appeso i guantoni al chiodo 15 anni fa, quando nel 2005 fu sconfitto dall’irlandese Kevin McBride. Disfatta per l’uno, gloria per l’altro. Così titolava Repubblica il 12 giugno di quell’anno: Tyson umiliato dice basta: ‘Sono finito, ho chiuso con la boxe’ e così fu. Sommerso dai debiti (almeno 6 milioni) dopo essere finito in un vortice di scandali tra sesso e droga, Iron Mike aveva pubblicamente ammesso di non essere più in grado di gareggiare: “Non combatterò mai più. Lo facevo solo per pagare i miei debiti, ma non sono un animale”. Queste le parole che sconvolsero il mondo sportivo; una doccia fredda per i suoi fan.

UN PASSATO TORBIDO. La potenza esplosiva di Mike Tyson non è però venuta meno con il passare degli anni e i suoi 104 chili di pura forza, accompagnati dalla dedizione negli allenamenti, dimostrano che la voglia di calcare nuovamente la scena e tornare a far parlare prepotentemente di sé non è venuta meno. Il suo seguito mediatico lo conferma. Questo non significa che la routine del pugile di Brooklyn sia meno provocatoria rispetto a prima. Nel 1992 era stato accusato di stupro in una vicenda tanto travagliata quanto mistificata dalla stampa statunitense, che stigmatizzò la figura di Tyson, per sempre. Il pugile trascorse tre anni in prigione – anziché sei – e malgrado la gravità del fatto, nel 2003 confessò che “mi sarebbe davvero piaciuto averle fatto ciò di cui sono stato accusato, e ora desidero violentarla sul serio” riferito alla regina di bellezza Desirée Washington, ovvero colei che lo denunciò. Seguirono altri scandali legati a una vita di eccessi che compromisero la sua carriera, tra cui il celebre morso all’orecchio dell’eterno rivale Holyfield (28 giugno 1997), e non per ultima la dichiarazione choc: “Fumo circa 40 mila dollari di marijuana al mese!” rilasciata durante il podcast su Youtube Hotboxin. Acqua passata? Non proprio. Queste parole risalgono al 2019. Ad ogni modo Tyson non è solo un assiduo consumatore di Cannabis (e di Cocaina, prima degli incontri, come rivelato da lui stesso), perché ne è anche produttore, insieme al socio Eben Britton, in un ranch vicino a Los Angeles. Il mondo della boxe ha sempre raccontato storie controverse, costellate di inchieste sul doping e scommesse a sei zeri, ma ora, per tornare ad aiutare le persone più bisognose, persino Tyson dovrà mettere la testa a posto.

L’AVVERSARIO. Chi sarà il fortunato che sfiderà il re dello show? Sono stati tanti i nomi sussurrati nelle redazioni dei giornali. Sicuramente l’ex campione del mondo firmerà il contratto questa settimana e solo allora verrà ufficializzato il nome dell’avversario. In molti sperano che si tratti dello storico rivale Evander Holyfield, contro cui Tyson aveva perso per la seconda volta nel lontano 1997, nonché protagonista della rivincita simbolica data in pasto ai media. In ogni caso, Tyson non incasserà un centesimo da questo match – ha ribadito lui stesso più volte – perché la sua borsa sarà devoluta a chi vive nella povertà. Nel mondo dello sport, però, il nome dell’avversario sembra essere ufficiale: “Ancora non abbiamo chiuso un accordo concreto, ma il discorso è ben avviato. Lui aveva ripreso a fare qualcosa, io anche” ha ammesso una settimana fa il 57enne Holyfield. Ma nella boxe, si sa, tutto può cambiare.

Coronavirus, l’attività all’aria aperto serve alle difese immunitarie Fino a quando bisognerà rinunciare alla propria libertà?

Stare chiusi in casa per tanto tempo fa male. In tempi di pandemia, però, uscire può essere altrettanto pericoloso, per sé e per gli altri. In un momento in cui le certezze vengono meno e le decisioni si fanno pesanti, le restrizioni alla libertà di spostamento sono certamente nocive, al corpo e alla mente, così come il venir meno di determinati rapporti umani. Non ci sono dubbi, infatti, che stare all’aria aperta abbia molti benefici, soprattutto nella stagione primaverile, quando il nostro organismo si prepara ad affrontare le stagioni fredde. Il sole è da sempre un alleato della vita.

Sport e attività all’aria aperta sono un toccasana per le difese immunitarie, questo è indubbio. Ecco perché prorogare il lockdown in attesa dell’azzeramento dei contagi sarebbe utopico tanto quanto pensare di poter trascorrere un’estate ‘normale’. Primo perché i contagi non si azzereranno, nemmeno con un ipotetico vaccino, secondo, perché le ricadute psicofisiche sarebbero devastanti. Ma non solo sui soggetti più deboli, finirebbero nel circolo vizioso anche coloro che avranno problemi economici e relazionali, chi dovrà rinunciare ad allenarsi o a coltivare un hobby. I sacrifici richiesti dai governi dei paesi più colpiti sono comunque necessari per contenere, e talvolta bloccare, il dilagare del coronavirus.

Ora è tempo di guardare in faccia la realtà. Con questo virus sconosciuto bisognerà convivere a lungo – almeno nella peggiore delle ipotesi – e la paura non deve prendere il sopravvento: seguire attentamente le disposizioni anti contagio, rispettare la sicurezza altrui e non creare assembramenti né per svago né per lavoro. Questi i dogmi che gli italiani (e il mondo interno) dovranno accettare per far ripartire la macchina del Paese.

Il jogging, ovvero l’attività fisica all’aperto per eccellenza, nonché la più ‘semplice’, è stata a lungo oggetto di dibattiti tra sindaci, governatori scomodando persino i medici. Quali effetti può avere sull’organismo la quasi totale privazione dell’attività motoria? Sicuramente conseguenze dannose e pericolose, sia per gli adulti che per i ragazzi. Il blog Alfemminile spiega che “I benefici della corsa sono davvero numerosi: correre aiuta a perdere peso, migliora la salute del cuore e dell’intero sistema cardiocircolatorio; aiuta l’apparato muscolo-scheletrico, il ringiovanimento, le difese immunitarie e l’umore” un vero e proprio toccasana, anche per le difese immunitarie!

“La corsa non fa bene soltanto al corpo, ma anche allo spirito! Correndo scaricherete lo stress, mettendo in circolo adrenalina e dopamina, oltre all’endorfina (il cosiddetto “ormone della felicità”), sostanze che aiutano l’umore Correre è particolarmente consigliato a chi soffre di ansia o di attacchi di panico. Anche se soffrite di insonnia di carattere nervoso, la corsa può aiutare a ristabilire l’equilibrio tra il sonno e la veglia” si legge nell’articolo di Giuliani Alba.

L’auspicio è di poter sconfiggere il prima possibile il coronavirus, ma lottare per la piena consapevolezza della situazione che ognuno sta vivendo, non senza difficoltà, potrà essere l’antidoto per non rinunciare né alla salute né all’ottimismo della vita.

 

Photo credits: Running Italia

Coronavirus, Ferrari produce valvole per i respiratori I dispositivi serviranno per sostenere i casi di crisi respiratoria

Il Cavallino rampante di Maranello partecipa ‘in pole position’ alla lotta al Coronavirus e lo fa avviando la “produzione di valvole per respiratori polmonari e raccordi per maschere di protezione” scrive Ansa.  La tecnologia dei reparti di costruzione dei prototipi Ferrari ha consentito l’apertura, in tempi di emergenza sanitaria, verso un settore produttivo quanto mai indispensabile.

Sono infatti centinaia i dispositivi costruiti dai leader delle monoposto sviluppando componenti per modificare la tecnologia delle maschere subacquee. Tasselli che trovano immediata collocazione in ambito sanitario passando attraverso le aziende coinvolte nella distribuzione. Grazie al coordinamento della protezione civile, un numero di dispositivi per fa fronte alle crisi respiratorie è già stato fornito alle strutture ospedaliere di Genova, Bergamo, Modena e Sassuolo, ma anche agli operatori sanitari della città di Medicina.

Tra le aziende coinvolte nella produzione, anche la Mares, specializzata in attrezzatura subacquea, mentre la logistica del progetto è curata da Nuovamacut Gruppo TeamSystem. Il brand Ferrari si conferma ancora una volta fiore all’occhiello dell’economia italiana nel mondo, capace di reinventarsi in caso di emergenza, sempre pronto a sostenere chi lotta in prima linea.

Coronavirus e motori, tutti pazzi per il sim-racing MotoGP e F1 scaldano i motori nel mondo virtuale in attesa del calo dei contagi

L’epopea del Covid-19 è la prova, esasperata al massimo, del proverbio non tutto il male vien per nuocere. Anche se in questi giorni, per la verità, qualcuno l’ha sparata grossa. Per esempio, si è sentito dire che “fortunatamente c’era il Coronavirus, altrimenti sai quanti morti con il crollo del ponte di Albiano?” Già, perché di questi tempi si sgretolano anche i ponti, ma se non si registrano almeno 43 decessi, queste notizie non fanno scalpore. Infrastrutture fatiscenti di serie A e di serie B, verrebbe da dire. A questo si aggiunge il bollettino della Protezione Civile, che ci ricorda che ogni giorno muoiono oltre 500 persone a causa della pandemia.

Ma a noi, si sa, piace stare leggeri e quindi celebriamo una nuova scoperta in ambito sportivoraggiunta proprio ‘grazie’ al Covid-19: il sim-racing. Di che cosa si tratta ce lo dice la parola stessa: la simulazione di una gara reale. Senza entrare troppo nello specifico, quando si parla di simulatori si intende sia il software (quindi i vari programmi o i giochi per pc/consolle), sia l’hardware (volanti, pedaliere e strutture). Ce ne sono di tutti i tipi, da quelli che valgono mezzo milione di euro, e necessitano di ingegneri per avviamento e monitoraggio della sessione, nonché per il setting dell’auto; a quelli che con poche centinaia di euro ognuno di noi può assemblare nel proprio salotto.

Se i videogiochi sono spesso (erroneamente) tacciati di dar vita a popoli di zombie nerd, nel caso dei sim-racing rappresentano una valida alternativa alla corsa reale su pista, che notoriamente richiederebbe costi elevatissimi, che soltanto le famiglie più agiate potrebbero permettersi. Con un pizzico di fantasia e di creatività, può persino capitare di gareggiare online con i beniamini della Formula 1, come è successo ad alcuni dei nostri youtuber in occasione del secondo Virtual GP della F1, svoltosi – si fa per dire – a Melbourne.

Negli ultimi anni, i prodotti sul mercato hanno fatto progressi tali da avvicinare notevolmente le sensazioni date dalla pista reale, al punto che non di rado i campioncini usciti dalle massime competizioni online hanno guadagnato occasioni uniche di gareggiare tra i piloti veri, e alcuni di loro hanno poi fatto strada. Ma l’asfalto reale non è l’unica opportunità che si profila per i sim-racers: esistono campionati di livello mondiale, gli E-sports, organizzati dalle federazioni del motorsport, che godono di una riconosciuta autonomia. Per quanto riguarda la Formula 1, la competizione esiste dal 2017 e ogni scuderia reale ha il suo corrispettivo virtuale: il campione del mondo in carica è un giovanissimo italiano, classe 2000, si chiama David Tonizza ed è della Ferrari.

Se fino a poco tempo fa queste erano realtà raramente conosciute al di là degli addetti ai lavori, in tempi di quarantena le federazioni hanno fatto di tutto per non fermare lo show, compreso organizzare eventi online tra piloti reali, dando visibilità a questo ‘nuovo’ modo di fare racing. Mentre a livello di calendari ufficiali era stata per prima la MotoGP ad annullare le gare di esordio, lasciando alla F1 l’imbarazzo di prolungare l’agonia sino a poche ore dalle prime libere di Melbourne, in ambito virtuale è stata proprio la F1 a farsi trovare più preparata, organizzando un Virtual GP in Bahrain lo scorso 22 marzo. Ha risposto quindi la MotoGP al Mugello la domenica successiva, con tanto di duello tra Pecco Bagnaia e Alex Marquez per la vittoria, agguantata alla fine dallo spagnolo.

Le prime due gare, che hanno rappresentato quasi una prova generale, sono state seguite da altrettante che hanno visto la partecipazione di un numero maggiore di assi del motorsport: in particolare abbiamo apprezzato il beniamino dei ferraristi Charles Leclerc, che ha subito dominato la scena con un hat trick (ovvero pole, vittoria e giro veloce) in Australia, il 5 aprile, e addirittura Valentino Rossi, che nella gara pasquale dell’Austria ha portato a casa un poco onorevole settimo posto. Nella stessa gara della virtual MotoGP, sempre Pecco Bagnaia, campione del mondo della Moto2 nel 2018 e attualmente in sella alla Ducati Pramac, ha tenuto alta la bandiera italiana lottando per le primissime posizioni e infine aggiudicandosi la vittoria in un duello accesissimo con Maverick Viñales. Subito dietro, i fratelli Marquez, seguiti da Quartararo e Petrucci.

Questi momenti di quarantena hanno permesso agli appassionati di conoscere e apprezzare un mondo che ancora restava nell’ombra, ma la speranza ovviamente è di tornare al più presto a bordo pista a respirare il profumo della benzina e a rifarci i timpani sulle sinfonie dei motori.

 

Photo credits: NewsMondo 

MotoGp, Ezpeleta: “Possibilità di dover annullare l’intero campionato” Tutto dipenderà dall'arrivo di un vaccino

Per correre servirà un vaccino, altrimenti la stagione MotoGp 2020 dovrà essere annullata. Questo il pensiero espresso da Carmelo Ezpeleta, Ceo di Dorna Sports, e condiviso dai protagonisti dei motori, malgrado la forte apprensione per le ripercussioni economiche. Se gareggiare con il rischio di contagio da Coronavirus sarebbe una follia, altrettanto rischioso sarebbe infatti dover annullare un intero campionato. Impensabile, però, spostarsi di continente in continente con un bilancio epidemiologico ancora così preoccupante.

“Sarà quasi impossibile correre tutte le 19 gare previste nel 2020. Alcune giornate saranno definitivamente cancellate e se saremo sfortunati lo saranno tutte e 19. La situazione è difficile, un gran premio non è una partita di calcio, noi dobbiamo far spostare 2000 persone e questo sarà possibile solo se il virus sarà stato sconfitto. Fino a che non sarà scoperta una cura credo che non si potrà viaggiare, anche se noi ci faremo trovare pronti. Costi? Dobbiamo ridurli in tutte le aree e vale anche per il 2021 e il 2022. Dobbiamo capire che il mondo sarà diverso dopo questa pandemia” ha spiegato Ezpeleta a RaiSport.

Al momento sono sette gli appuntamenti del mondiale saltati a causa dell’emergenza sanitaria che ha travolto tutto il mondo e che non sembra potersi risolversi in tempi brevi. E le ultime notizie non hanno fatto sorridere i tifosi: annullati anche gli storici appuntamenti del Mugello e della Catalogna. L’organizzazione del Motomondiale è stata tra le prime nel panorama sportivo a capire la gravità della situazione, a inizio marzo, con la cancellazione del Gp del Qatar e il rinvio di quello in Thailandia.

Lo stesso Ezpeleta ha stanziato un piano per tenere in vista i team privati anche in caso di annullamento del campionato. “Abbiamo più di cinque mesi fino a settembre. Se potessimo iniziare a settembre, potremmo ancora gestire più di quattro o cinque Gp. Potremmo quindi capovolgere nuovamente il calendario. Forse potremo organizzare alcune gare in Europa e poi viaggiare in Asia se i divieti di viaggio saranno ridotti lì. Dipende da come la situazione si sviluppa in tutto il mondo” ha spiegato in un’intervista a Speedweek.com. “È meglio per me tenere un piccolo numero di gare piuttosto che restare inattivo a casa. Ma non rischieremo nulla. Non prendiamoci in giro. I governi e le autorità sanitarie non ci consentiranno di organizzare un GP” ha concluso il numero 1 di Dorna.

Lo sport dimostra ancora una volta di non darsi per vinto e di voler uscire a testa alta da questo delicato momento storico, che sta lasciando dietro sé il rischio di una pericolosa solitudine.

 

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