Countdown per Roma-Chelsea. Grande attesa per Naingollan, star della serata.

Sold Out per il big match di questa sera all’Olimpico, alle 20.45 in diretta su Canale 5

Tra infortuni e insinuazioni sibilline sui corteggiamenti al “Ninja” Naingollan, il cocchiere della Roma Eusebio Di Francesco non può commettere errori in una notte da Oscar che vale la testa del Girone C. Il Chelsea di Antonio Conte, però, si presenterà fuori dalle mura della città (quasi) al completo per espugnare l’Olimpico. A un passo dalla vittoria allo Stamford Bridge, questa sera la Roma dovrà essere prima di tutto squadra per convertire il pareggio del 18 ottobre in un’ondata offensiva, centrifuga, cinica, forte di una serie di vittorie in campionato che hanno attutito la disfatta contro il Napoli.
Le statistiche, però, non sorridono ai capitolini: la Roma ha raccolto solo 3 vittorie nei 17 precedenti di Champions League contro le squadre inglesi (5 pareggi e 9 sconfitte) ma il Chelsea non vince contro squadre italiane da 5 partite: un pari, 4 sconfitte e almeno 2 gol subiti in ogni occasione.

 

DI FRANCESCO. “A Londra non abbiamo giocato una gara da tutto per tutto, abbiamo giocato secondo la nostra identità, voglio la stessa mentalità con cui abbiamo affrontato anche le altre gare. La mentalità deve essere la stessa, quella gara deve essere un punto di partenza”.

E Schick? “Ha avuto un piccolo fastidio nel calciare nell’ultimo allenamento. È stato fatto un nuovo esame che non ha evidenziato lesioni. Ora faremo allenamenti individuali, ma a parte questo fattore sta bene. Non è stato utilizzato perché non era a posto. In questa gara non sarà convocato, valuteremo per la Fiorentina. Fazio? Sono Contento del rinnovo, se l’è meritato sul campo. È uno dei leader della nostra difesa, è diventato un giocatore importante. È cresciuto tanto, lavora di più con la linea. È un grandissimo valore aggiunto per noi”.

CONTE. Il tecnico dei londinesi non nasconde la sua preoccupazione: “A Stamford Bridge è stata una gara emozionante: se finisce 3-3 entrambe hanno provato con voglia a vincere. Un risultato giusto, ma questa volta sarà una gara diversa”.

“Abbiamo un girone duro, molto competitivo. Roma e Atletico sono ottimi club. E quella con la Roma sarà una gara davvero impegnativa, loro attraversano un buon momento, per noi è fondamentale superare questo momento complicato con tante partite e delle assenze pesanti. E sapete quanto sia importante per me avere tutti i calciatori a disposizione. Mi auguro questo periodo finisca quanto prima, aspettiamo ancora Moses: e già in estate abbiamo avuto la rottura della caviglia di Hazard e l’infortunio alla faccia di Pedro. Dobbiamo riuscire a mettere comunque tutto ciò che abbiamo nelle partite per vincerle”.

 

FORMAZIONI. Di Francesco potrebbe schierare il 4-3-3 con Alisson; Florenzi, Fazio, Jesus, Kolarov; Nainggolan, De Rossi, Strootman; El Shaarawy, Dzeko, Perotti.

Conte opterà invece per un 3-5-2 affidandosi a Courtois; Azpilicueta, Luiz, Cahill; Zappacosta, Bakayoko, Kanté, Fabregas, Alonso; Hazard, Morata.

 

Foto: Corriere dello Sport

 

Totti, un nome e una storia, quella del calcio italiano. Cori e striscioni per l’addio

La riuscita del Totti-day dipenderà dal tecnico: “Giocherà un bel pezzo di partita, il più importante. Ho avuto la fortuna di allenarlo. Ma si è visto che non basta solo lui per far vincere la Roma”

ROMA – Alla leggenda del calcio in forza alla Roma da 25 anni sono stati concessi appena 105 minuti in campionato dallo scorso 4 dicembre 2016 a questa parte. Totti non campeggia nell’undici iniziale dalla sfida con il Villareal di Europa League dello scorso 23 febbraio e nella sfida tra Roma e Genoa, in programma questa sera alle 18.00, il capitano riuscirà a rosicchiare qualche minuto appena. Pochi ma buoni? Di solito è così quando il numero 10 calca la scena, ma non saranno comunque sufficienti a salutare un uomo, oltre che un giocatore, che ha influenzato generazioni tra calci al pallone, esultanze e barzellette di cattivo gusto.
Una passerella tanto attesa, quindi, dai tifosi romanisti e da tutto il mondo. Sarà una festa, un festa condita di polemiche compunte e il rischio di mandare tutto all’aria è alto. Sì, perché quest’anno Spalletti è spesso stato chiamato a dare spiegazioni e la giustificazione della perenne panchina di Totti segue la filosofia del “siamo tutti uguali” e del risultato, che conta più di qualsiasi ovazione (risultato per modo di dire, visto che la Roma ha salutato le coppe e il primo posto).
Se fino alla scorsa giornata il tecnico poteva permettersi di rimandare lacrime e applausi, oggi, in onore dell’ultima partita di campionato, lo staff dovrà tenere a mente che tra il campo, la Roma e Totti è finita e dovrà farlo entro il triplice fischio. Cosa accadrà dopo lo sapremo tra lunedì e martedì, intanto il tecnico di…. è sempre più vicino alla panchina nerazzurra.

IL MATCH – A poche ore da Roma-Genoa, ovvero il Totti-day, Luciano Spalletti non manca di riporre, tra un complimento e l’altro, qualche stoccata in linea con l’aneddoto sui rigori sbagliati: “In una stagione lui sbagliò 6 rigori di fila e i giornali scrivevano che lui voleva sempre tirarli e se io dicevo ai compagni di tirarli, loro dicevano no perché c’era Francesco. Magari se fossero stati segnati avremmo avuto qualche punto in più.”
Ma tornando al campionato 2016/2017, in conferenza stampa Spalletti ha commentato il ruolo ricoperto da Francesco in questi 25 anni: “Essere capitano vuol dire donare tutto quello che hai agli altri. Lo ha fatto, ma magari il messaggio non è arrivato. Nella stagione che sbagliò tanti rigori consecutivi, si sarebbe anche potuto fare da parte. Senza condizionare i compagni”, poi invita alla concentrazione per questi ultimi 90′ contro il rinato Genoa ” Non vogliamo che a farci la festa sia il Napoli che a Marassi farà tre punti visto come sta giocando. Il pericolo è che la testa vada su un altro tipo di attenzione bellissima e importante e si perda di vista l’obiettivo primario, che festa sarebbe senza i tre punti”.
“Vogliamo prenderci quello che in un anno e mezzo ci siamo costruiti anche se non abbiamo vinto titoli. E se non abbiamo vinto è colpa mia, anche se una cosa voglio sottolinearla: siamo sempre ripartiti da zero, ogni partita ce la siamo giocata e siamo cresciuti tutti”, conclude Spalleti con una punta di amarezza.

LA FESTA – Quello per Totti è un amore senza confini: saranno 70.000 gli spettatori stasera all’Olimpico, non si trova più un biglietto, sono quasi 1.000 richieste di accredito da parte di giornalisti di tutto il mondo. Le telecamere sono puntate su un Francesco Totti poco sorridente, pungente ai microfoni di Sky Sport e indubbiamente infelice. Si alzano in piedi anche i tifosi della Lazio: “Meriti rispetto, una stretta di mano dai tuoi ‘nemici’ migliori”. Poche, ma significative parole. Poi i cugini biancocelesti non perdono l’occasione di sottolineare la sua permanenza in panchina. Intanto dall’isola di Java arrivano le foto di uno striscione con su scritto “Ci mancherai ‘Totti-gol’, per favore resta ancora“. Invece, a Roma, è apparso sulla via Appia l’ennesimo tributo al capitano: “Totti…un uomo, una squadra, una città“.

Dietro alle lacrime di commozione per l’addio di un giocatore – che sia Del Piero, Zanetti o Maldini, risiede la consapevolezza che l’ultimo esempio del calcio legato a colori e città con cui sono cresciute generazioni, sta tramontando senza lasciare eredi mentre i pargoli del calcio europei guardano a Oriente.

Pescara, l’esonero di Oddo è ufficiale, esclusa ogni ritrattazione

Abbiamo voluto togliere ogni alibi ai giocatori” tuona il patron del Pescara dopo l’esonero a sorpresa di Oddo.

PESCARA – Ieri è stata scritta  la parola “fine” alla tormentata storia tra il Pescara e Massimo Oddo.
La scorsa estate il tecnico aveva firmato con i biancazzurri un contratto triennale con tanto di pacche sulle spalle e buoni propositi, ma tra l’ex campione del mondo e il presidente Daniele Sebastiani i rapporti si sono deteriorati e a poco è servito attendere l’uno la mossa dell’altro mentre la squadra restava inchiodata all’ultimo posto.
Due giornate fa era arrivato il pesante 2-6 contro la Lazio suggellato dal 5-3 di Torino, un altro macigno da aggiungere alla media di tre gol in passivo a partita. Le ultime figuracce non sono state digerite né dalla società, né dai tifosi, nei confronti dei quali Oddo si è scusato per l’ultima volta: “Avrei voluto raggiungere l’obiettivo“.

Nel dopo partita di domenica, Oddo aveva di fatto manifestato l’idea di lasciare quella stessa squadra che sul campo aveva dimostrato di non seguirlo più. Furibondo e deluso aveva presentato le sue dimissioni, prontamente respinte dalla società che, forse colta alla sprovvista, aveva cercato di ricomporre la situazione.
Poi l’incontro con il ds Luca Leone, il confronto con i vertici, un po’ di titubanza da entrambe le parti, il comunicato di lunedì sera che aveva fatto credere in un rappacificamento, ma alla fine è arrivata la conferma: il legame tra Oddo e la dirigenza si stava deteriorando già da tempo e si è preferito prendere una boccata d’aria nuova.
La società dovrà ritrovare il feeling con il proprio pubblico e per farlo dovrà riconquistare credibilità portando a termine un campionato ormai compromesso e chissà che in questo restyling non venga coinvolto Fabio Liverani.

Il comunicato stampa è stato reso pubblico sul sito del Pescara: “dopo un confronto svolto quest’oggi tra il presidente Daniele Sebastiani il tecnico Massimo Oddo alla presenza del direttore sportivo Luca Leone, giunge a malincuore alla decisione di sollevare l’allenatore dalla guida tecnica biancazzurra insieme al suo secondo Marcello Donatelli, con la speranza che questo ulteriore sacrificio possa responsabilizzare l’attuale gruppo di calciatori affinché non si ripetano mai più prestazioni come quelle offerte nelle ultime domeniche. Al momento la squadra segue il percorso di allenamento come da programma sotto la guida di Luciano Zauri. Nelle prossime ore la società renderà note le proprie decisioni in merito alla guida tecnica“.

Opinioni e divergenze sul futuro degli stadi capitolini.

Roma fa ancora parlare di sé, ma questa volta…

Roma – Inutile negare che un impianto giallorosso a Tor di Valle faccia gola a molti: avvoltoi della finanza, oculati imprenditori e tifosi.
Daniele Frongia, assessore allo sport, ha espresso il suo interesse per il progetto/missione ormai decennale ai microfoni di Radio Radio, tuttavia invita alla calma: «mi ricordo quando Marino promise per il 2017 il primo calcio d’inizio di Totti allo stadio della Roma…e di queste promesse anche in ambito sportivo ce ne sono centinaia e migliaia. Quindi, io direi prima andiamo avanti, completiamo le fasi istruttorie, poi parliamo di tempi ben volentieri».
Tra i tanti freni ci sarebbe quello degli sponsor, della tempistica, della riserva espressa dalla Soprintendenza, di quelle tre torri ciclopiche firmate Libeskind, dell’Ippodromo da salvaguardare.
E’ pur vero che tra lo Stadio della Roma e il progetto di riqualificazione del Flaminio per ospitare la Lazio è in vantaggio l’opzione giallorossa.
Le decisioni spetteranno in parte all’assessore allo sport, in parte all’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini, in parte alla sindaca Raggi, ma soprattutto a giunta e consiglieri, la discussione inerente la riduzione delle cubature potrebbe creare attrito senza scordare la pressione esercitata dai due presidenti capitolini (Frongia ha intrattenuto diverse conversazioni con Lotito riguardo il futuro” sportivo” del Flaminio).
In questo clima di semi-tensione la conferenza dei servizi fissata il 12 gennaio potrebbe essere illuminante: «la posizione dell’amministrazione verrà formalizzata con atti di giunta, di consiglio. In quell’occasione sicuramente la voce sarà unica» e aggiunge: «C’è certamente una discussione, non una contrapposizione».