La favola di Enrico Brignola, baby talismano del Benevento

Da Brignoli a Brignola è un attimo. I volti della speranza del Benevento raccolgono consensi e…gol

Le Streghe son tornate? Forse. Appena 18 anni e già 3 partite giocate in Serie A alle spalle, il numero 99 del Benevento ha grinta, velocità, spirito di sacrificio e, cosa non meno importante, la fiducia del “Vigorito”, che lo considera un vero portafortuna: quando gioca, i sanniti non perdono mai. Così si presenta Enrico Brignola, fantasista classe 1999 nativo di Caserta, dopo aver segnato il primo (decisivo) gol da professionista nella rocambolesca partita di ieri giocata contro la Sampdoria e vinta 3-2. Doti, quelle di baby Brignola, che devono maturare ma che potrebbero aiutare il Benevento a risalire la china. E pensare che il ragazzo ha uno degli stipendi più bassi della categoria: 50mila euro a stagione, con un valore di mercato pressoché uguale.

In Serie A, Brignola è sceso in campo solo tre volte, poche, ma sufficienti per far guadagnare ai sanniti di De Zerbi ben 7 punti. In tutte e tre le occasioni in cui è stato mandato in campo, il Benevento ha raccolto punti. Gli unici punti del suo campionato. E’ successo la prima volta nel 2-2 interno contro il Milan, con quel pareggio agguantato in extremis con incornata di Alberto Brignoli. Quindi il 30 dicembre scorso nella storica vittoria 1-0 contro il Chievo, nella quale ha debuttato da titolare in seguito all’infortunio di Ciciretti in fase di riscaldamento. Ultimo successo ieri, il secondo consecutivo delle Streghe, contro la Sampdoria.

Chi è baby Brignoli? Un attaccante, uno di quelli bravi ma che gioca all’ombra di nomi stranieri, uno che ha bruciato le tappe del cursus honorum del calcio, passando dagli Allievi Nazionali all’esordio in serie B contro il Latina, con tanto di gol. Tutto in una manciata di mesi, tre per l’esattezza. Un giocatore che aveva fatto colpo su Bruno Conti, tanto da conquistare la Primavera della Roma e dove sarebbe rimasto in prestito se il Benevento non lo avesse voluto indietro rinunciando ai soldi degli altri giallorossi, quelli che la massima serie la conoscono bene. Giocatore duttile, veloce e allo stesso tempo resistente, che è entrato nel cuore di De Zerbi e del suo pubblico per incarnare i sani principi del calcio.
Così, il fantasista sannita, in onore delle sue peculiarità (può essere utilizzato sia da seconda punta nel 4-4-2 che da esterno d’attacco nel 4-3-3 o nel 4-2-3-1), continua a raccogliere consensi. Che sia proprio Brignoli, seguito da bomber Coda, il portafortuna speciale che può accompagnare il Benevento nella sua rimonta, oggi di nuovo possibile? Chissà. La storia del calcio è piena di favole a lieto fine.

Coppa Italia, Juventus quarta semifinalista. Torino out

Decidono i gol di Douglas Costa e Manzukic. Nella notte Cairo esonera  Mihajlovic

Nella notte del calcio “muto” per via dello sciopero dei giornalisti di RaiSport che privano della telecronaca il derby della Mole, l’Allianz Stadium commenta da sé, e bene, la vittoria per due 2-0 della sua padrona di casa contro i cugini granata. A segno Douglas Costa e Manzukic, il Toro non va oltre al palo colpito da Niang.
Dopo la bella e inaspettata vittoria contro la Roma, il Toro stecca il derby che costa la panchina a Mihajlovic: i granata scendono in campo con una formazione d’emergenza, costretti ad arrendersi a una Juventus pressoché al completo e più che mai determinata a mettere ogni competizione nella lista dei desideri. Complice il fischietto del direttore di gara, la padrona della Mole è ancora la Vecchia Signora. Un gol per tempo e quella contestata Var sibillina valgono l’eliminazione dalla Coppa Italia del Torino, la furia del patron Cairo e il passaggio di turno di Allegri, pronto ad affrontare l’Atalanta di Gasperini partendo dalla sfida di andata a Bergamo. L’altra Semifinale vedrà incontrarsi Milan e Lazio.
Una Coppa Italia indigesta per il Toro, che saluta la competizione con un intervento duro di Khedira su Acquah, ai limiti del lecito, che porta al gol il croato e fa perdere la testa a Mihajlovic, costretto a lasciare il campo per reiterate proteste. E la superiorità della Vecchia Signora si è vista tutta, così come la fame di vittorie e, cosa più importante, l’ampiezza di una rosa che permette ad Allegri di cambiare, spostare a seconda delle esigenze.

LA PARTITA. Ritmi da subito molto elevati: la Juve fa pressione sul portatore di palla e schiaccia all’indietro un Torino che gioca sulle ripartenze di Iago Falque e Berenguer. Il primo tiro della serata è firmato da Pjanic, parato senza problemi da Milinkovic-Savic (fratello del laziale). Il Toro si fa vedere dalle parti di Szczesny dopo dieci minuti: l’errore di Sturaro è clamoroso e apre un’autostrada per Berenguer che però calcia malissimo vanificando una buona opportunità. La partita si sblocca al 15′ quando Douglas Costa approfitta di una serie di passaggi in area per scagliare un mancino perfetto che si infila all’incrocio dei pali. La reazione granata è immediata. Niang due minuti dopo approfitta di un rilancio lungo di Milinkovic-Savic, si defila sulla sinistra, calcia di mancino ma coglie il palo alla sinistra di Szczesny. Il bilancio, però, vede un Toro che fatica ad alzare il baricentro. Ancora Juve: ci prova Sturaro. Al 28′ sale in cattedra Milinkovic-Savic: Dybala calcia a botta sicura un rigore in movimento su assist di Douglas Costa ma il portiere serbo respinge con grande prontezza. Il tema della partita non cambia perché è la Juve a gestire a proprio piacimento, mentre i granata peccano di discontinuità. Il primo tempo si chiude con un lungo battibecco fra ex compagni che coinvolge Mandzukic e Rincon: l’arbitro Doveri evita la doppia ammonizione e manda tutti a prendere un tè caldo.

La ripresa è una fotocopia dei primi minuti d’avvio: la Juve spinge, il Toro fatica e sul cross del nuovo entrato Lichtsteiner Mandzukic sfiora la traversa. Al 7′ è lo stesso Mandzukic a non trovare il tocco da due passi sul cross basso di Douglas Costa, mentre al 13′ alla fiera dell’occasione mancata si iscrive anche Matuidi, il cui tocco da due passi viene salvato in angolo da De Silvestri. Poi al 20′ arriva il raddoppio di Mandzukic che Doveri convalida dopo un discutibile intervento del Var a proposito di un contrasto precedente di Khedira su Acquah; una decisione che scatena a buon titolo la rabbia di Mihajlovic. L’allenatore granata viene espulso. A meno di un quarto d’ora dalla fine entra Higuain al posto dell’applauditissimo Mandzukic, ma stavolta l’argentino non incide, come non ha inciso Dybala. Archiviata la qualificazione, la Juve può concentrarsi sul campionato.

IL TABELLINO. Juventus (4-3-2-1): Szczesny 6; Sturaro 5 (1′ st Lichtsteiner 6), Rugani 6,5, Chiellini 6,5, Asamoah 6,5; Marchisio 5,5 (15′ st Khedira 6), Pjanic 6,5, Matuidi 7; Douglas Costa 7, Dybala 6,5; Mandzukic 7 (33′ st Higuain 6). A disp.: Pinsoglio, Loria, Barzagli, Benatia, Alex Sandro, Bentancur, Bernardeschi, Pjaca. All.: Allegri 6,5
Torino (4-3-3): Milinkovic-Savic 6; De Silvestri 5,5, N’Koulou 6, Burdisso 5,5, Molinaro 5; Acquah 5,5 (36′ st Obi sv), Rincon 5,5, Baselli 5; Iago Falque 5 (36′ st Boyé sv), Niang 5 (36′ st De Luca sv), Berenguer 5. A disp.: Sirigu, Ichazo, Fiordaliso, Bonifazi, Moretti, Valdifiori, Gustafson, Sadiq, Millico. All.: Mihajlovic 5,5.
Arbitro: Doveri
Marcatori: 15′ Douglas Costa, 22′ st Mandzukic
Ammoniti: Burdisso (T)
Espulsi: nessuno

 

Foto: The Sun

Nazionale di calcio, Azzurri in crisi nera

Di Alessandro Torchio 

La sconfitta con la Svezia prosegue l’incubo vissuto da Buffon e compagni iniziato con la sconfitta con la Spagna a Settembre. Un allenatore in confusione, giocatori svogliati e incapaci di reagire, campioni o presunti tali che deludono. Ecco perchè questa può essere la Nazionale peggiore degli ultimi 60 anni.

A leggere le pagelle dei giornali c’è da mettersi le mani nei capelli. Si salvano solo Buffon, Chiellini e Candreva, Verratti è bocciato ovunque, gli attaccanti  non vanno oltre al 5.

Giampiero Ventura che della Nazionale dovrebbe essere la guida i capelli non li ha più e si limita a mugugnare a bordo campo, come un anziano che osserva i lavori in strada e dice a bassa voce ”Eh, io avrei saputo fare meglio! Giovanotto non si fa così!”. Le inquadrature sono state davvero impietose. Sembra che dopo la scoppola presa in Spagna non riesca a uscire dalla confusione che si è creato da solo. Il Ventura dei tempi del Toro che si arrabbiava e diventava paonazzo in volto ormai non c’è più. Nel post partita le dichiarazioni contro l’arbitro potevano essere evitate, o almeno potevano essere precedute da un mea culpa.

Non c’è più tempo di ragionare se sia stata la scelta giusta, ormai manca poco più di un giorno alla partita di ritorno, e si andrà avanti con Ventura.

La colpa però non può essere solo dell’allenatore, non lo è mai. Ecco allora che emergono tutti i limiti del nostro movimento, dei nostri calciatori che dovrebbero essere i nuovi Pirlo, Del Piero, Inazaghi, Cannavaro ma che in realtà sono dei calciatori di medio livello internazionale e che a livello di mentalità sono appena mediocri.

Marco Verratti nel PSG è considerato un centrocampista eccellente, nelle mire del Barcellona. In Nazionale era considerato l’erede di Pirlo, ma sembra solo in grado di collezionare cartellini gialli a ripetizione, incapace di adattarsi a qualunque modulo messo in campo. L’altro talento è Insigne, per cui si spendono fiumi di parole per vederlo in campo e nella sua posizione, anche lui mai protagonista in Nazionale (1 gol in Azzurro in gare ufficiali); con la Svezia è entrato (da mezzala!) e ha mostrato di essere l’unico a poter cambiare le carte in tavola. Tutti gli altri sono ragazzi che non hanno mai dimostrato nulla a livello internazionale, anzi. In Europa Belotti non ci ha mai giocato, Immobile sì, ma a Dortmund e Siviglia è stato presto dimenticato; Candreva e Parolo oltre a qualche gettone in Europa League hanno solo giocato con la Nazionale. Lo stesso coach Ventura in Europa ha guidato solo il Torino per una stagione. Manca carisma, in panchina, in campo e negli uffici della FIGC.

La sfida di lunedì sera ci dirà se la nostra Nazionale possa ancora valere qualcosa a livello internazionale. E se anche si riuscisse a conquistare il pass per i Mondiali, sembra, ad oggi, che l’unica prospettiva sia quella di imitare le figuracce del 2010 e del 2014, dove fummo eliminati da alla prima fase da nazioni non più forti della Svezia che ci attende a San Siro.

Valanga blucerchiata al “Ferraris”: 5-0 al Crotone nell’anticipo della nona giornata

Inarrestabile Samp: per i blucerchiati sono 4 vittorie in casa su 4, non succedeva dall’anno dello scudetto, il 1991.

Ribadire la prestazione di Bergamo non sarebbe stato semplice: quel secondo tempo, in rimonta contro l’Atalanta – squadra che si gioca l’Europa League -, che aveva fatto sognare il popolo blucerchiato, aveva dell’incredibile. E invece è tutto vero, la cura Gampaolo ha fatto effetto. Questa volta la goleada è andata ai danni del Crotone, che lascia il “Ferraris” con cinque reti al passivo.
Nel primo tempo vantaggio dell’ex Ferrari, quindi Quagliarella su rigore e la firma di Caprari. Nella ripresa segnano anche Linetty e Kownacki dopo un clamoroso regalo di Cordaz.
Alla vigilia di Samp – Crotone, Giampaolo cambia volto ai suoi lasciando fuori Bereszynski e Regini, a cui vengono preferiti Sala e Ferrari; il 4-3-1-2 doriano vede scendere in campo Linetty e Caprari, quest’ultimo pronto a innescare il duo Quagliarella-Zapata. Cattive notizie, invece, per il CrotoneRohden si fa male nel riscaldamento e viene sostituito da Barberis, che si posiziona in cabina di regia dietro la linea d’attacco formata da Stoian-Nalini-Budimir, ex di giornata.

IL MATCH – E’ un ex ad aprire le marcature dopo appena 3′: punizione in area di Torreira che pesca Ferrari, pronto a trafiggere Cordaz con una incornata. La Samp approfitta della confusione avversaria e così, al 10′ trova un altro episodio chiave: Ajeti abbatte Zapata, autore di un blitz dei suoi. Sul dischetto indicato da Calvarese si presenta Quagliarella che ribadisce a rete. Crotone annichilito.
L’agonia del Crotone, azzoppato da una serie di infortuni, non diminuisce e a ridosso del quarto d’ora è la traversa a salvare gli ospiti, fortunati sulla deviazione suicida di Budimir. Al 18′ ecco la prima traccia del team di Nicola nell’area difesa da Puggioni, che vede finire alto sulla traversa prima il tentativo di Mandragora e poi quello di Ajeti: segnali di vita dei Pitagorici non sufficienti, perché al 39′ capitolano di nuovo per mano di Caprari. Tris arrivato grazie al lavoro di protezione della palla di Zapata, che apparecchia per l’ex Pescara appostato sul secondo palo e implacabile nel tocco ravvicinato. La frazione si conclude con la seconda traversa di giornata di Budimir, stavolta nella porta giusta: la sfera al rimbalzo in campo non oltrepassa la linea e quindi il passivo per il Crotone è un 3-0.

I ritmi della ripresa sono molto più bassi, con i blucerchiati tendono ad addormentare il gioco senza disdegnare qualche sortita offensiva. D’altra parte i calabresi si limitano alle conclusioni dalla distanza: al 70′ si fa vedere Stoian ma sul ribaltamento di fronte arriva il poker dei blucerchiati. Caprari si traveste da assistman e trova un bel corridoio per Linetty, che di prima batte Cordaz. Lo scenario si ripete al 76′ e l’artefice del disastro è proprio l’estremo difensore ospite, che con un rinvio sballato innesca Kownacki, cinico poi nel punire il numero 1 rossoblù con un tocco sotto le sue gambe.