Sci, Curtoni bronzo a Courchevel

Irene Curtoni ha conquistato il terzo posto nello slalom parallelo di Courchevel, prova valida per la Coppa del Mondo 2017/2018 di sci alpino.

L’azzurra è tornata sul podio a oltre cinque anni dall’ultima volta, terza nel gigante di Ofterschwang 2012. E mentre gli uomini dello sci italiano non sono ancora saliti sul podio, le azzurre raggiungono, proprio con Irene Curtoni, il 6° podio in stagione. Un risultato inaspettato ma meritato: l’azzurra si è ben comportata sulla pista francese, superando un turno dopo l’altro fino ad approdare alla semifinale, dove è poi stata costretta ad arrendersi di fronte all’insuperabile Mikaela Shiffrin, vincitrice della gara battendo in finale la rivale Petra Vlhova.
La Shiffrin ha annichilito le avversarie una dopo l’altra, mostrando una volta di più la sua schiacciante superiorità. Solo la slovacca Vlhova in finale è stata capace di impensierirla, venendo beffata per soli 4 centesimi. Sul gradino più alto c’è però ancora lei che aggiunge un’altra vittoria al suo palmarés (35° in Coppa del Mondo, 4° in stagione, 2° in carriera in parallelo): la Coppa di Cristallo è sempre di più nelle sue mani.

“Il podio lo dedico a mia sorella Elena che è a casa e non può correre. Se sono qui devo sempre crederci e non posso mai mollare il colpo. Mi sono preparata bene in settimana, ho affrontato la qualificazione con la giusta tensione e poi, in gara, manche dopo manche, mi sono trovata sempre meglio. Anche in semifinale me la sono giocata con la Shiffrin. In gara non ho avuto paura di nessuno: sono partita decisa dalla prima all’ultima prova. Ed ogni volta che al traguardo vedevo la luce verde che mi dava vincitrice, tornavo su alla partenza ancora più carica”, questa la dedica speciale di Irene nel dopo gara.

Nazionale di calcio, Azzurri in crisi nera

Di Alessandro Torchio 

La sconfitta con la Svezia prosegue l’incubo vissuto da Buffon e compagni iniziato con la sconfitta con la Spagna a Settembre. Un allenatore in confusione, giocatori svogliati e incapaci di reagire, campioni o presunti tali che deludono. Ecco perchè questa può essere la Nazionale peggiore degli ultimi 60 anni.

A leggere le pagelle dei giornali c’è da mettersi le mani nei capelli. Si salvano solo Buffon, Chiellini e Candreva, Verratti è bocciato ovunque, gli attaccanti  non vanno oltre al 5.

Giampiero Ventura che della Nazionale dovrebbe essere la guida i capelli non li ha più e si limita a mugugnare a bordo campo, come un anziano che osserva i lavori in strada e dice a bassa voce ”Eh, io avrei saputo fare meglio! Giovanotto non si fa così!”. Le inquadrature sono state davvero impietose. Sembra che dopo la scoppola presa in Spagna non riesca a uscire dalla confusione che si è creato da solo. Il Ventura dei tempi del Toro che si arrabbiava e diventava paonazzo in volto ormai non c’è più. Nel post partita le dichiarazioni contro l’arbitro potevano essere evitate, o almeno potevano essere precedute da un mea culpa.

Non c’è più tempo di ragionare se sia stata la scelta giusta, ormai manca poco più di un giorno alla partita di ritorno, e si andrà avanti con Ventura.

La colpa però non può essere solo dell’allenatore, non lo è mai. Ecco allora che emergono tutti i limiti del nostro movimento, dei nostri calciatori che dovrebbero essere i nuovi Pirlo, Del Piero, Inazaghi, Cannavaro ma che in realtà sono dei calciatori di medio livello internazionale e che a livello di mentalità sono appena mediocri.

Marco Verratti nel PSG è considerato un centrocampista eccellente, nelle mire del Barcellona. In Nazionale era considerato l’erede di Pirlo, ma sembra solo in grado di collezionare cartellini gialli a ripetizione, incapace di adattarsi a qualunque modulo messo in campo. L’altro talento è Insigne, per cui si spendono fiumi di parole per vederlo in campo e nella sua posizione, anche lui mai protagonista in Nazionale (1 gol in Azzurro in gare ufficiali); con la Svezia è entrato (da mezzala!) e ha mostrato di essere l’unico a poter cambiare le carte in tavola. Tutti gli altri sono ragazzi che non hanno mai dimostrato nulla a livello internazionale, anzi. In Europa Belotti non ci ha mai giocato, Immobile sì, ma a Dortmund e Siviglia è stato presto dimenticato; Candreva e Parolo oltre a qualche gettone in Europa League hanno solo giocato con la Nazionale. Lo stesso coach Ventura in Europa ha guidato solo il Torino per una stagione. Manca carisma, in panchina, in campo e negli uffici della FIGC.

La sfida di lunedì sera ci dirà se la nostra Nazionale possa ancora valere qualcosa a livello internazionale. E se anche si riuscisse a conquistare il pass per i Mondiali, sembra, ad oggi, che l’unica prospettiva sia quella di imitare le figuracce del 2010 e del 2014, dove fummo eliminati da alla prima fase da nazioni non più forti della Svezia che ci attende a San Siro.

F1: doppietta Mercedes a Monza, Hamilton fischiato e Marchionne furioso

L’inglese trionfa in scioltezza davanti al compagno Bottas rifilando oltre 30” a Vettel (3°) ed ora è in testa al mondiale con 3 punti di vantaggio. Raikkonen (5°) si fa rimontare da uno strepitoso Ricciardo partito dalla 15° posizione. Le sorprese del sabato Ocon (Force India) e Stroll (Williams).

Di Alessandro Torchio 

LA GARA – Hamilton parte davanti a tutti e compie la gara perfetta, sempre in testa fin dal primo giro. Dietro Bottas si piazza in seconda posizione e fa da guarda spalle all’inglese.
Vettel intanto, scattato dalla sesta piazza, sorpassa agilmente i giovani Ocon e Stroll, mentre Raikkonen incontra qualche difficoltà in più e rimane attardato.
A questo punto la gara si addormenta con il solo Ricciardo che la anima rimontando ben 11 posizioni e arrivando a ridosso del podio, dimostrando di essere uno dei migliori piloti in circolazione.

LE DICHIARAZIONI – A far discutere sono soprattutto le parole di Vettel e Marchionne. Il tedesco promette ”arriviamo, vedrete, arriviamo”; e conclude il discorso di ringraziamento con il suo classico ”Forza Ferrari!!”. Il presidente della Ferrari invece ha rilasciato delle dichiarazioni molto critiche ”La macchina non ce l’ha fatta, si vedeva, ci prendevano quasi un secondo al giro, impossibile. Questa non è la Ferrari, bisogna raddoppiare l’impegno. Va bene che i prossimi circuiti sono più favorevoli, ma non significa un tubo. Bisogna togliere il sorriso dalla faccia di questi qui, mi stan girando le balle”. Eloquente, e non c’è niente da aggiungere. Il concetto è chiaro: se Vettel ha perso la vetta del mondiale a 7 gare dal termine dopo averla tenuta fino ad ora è perchè la Mercedes ha sviluppato la macchina durante la stagione, mentre la Ferrari come spesso è accaduto, non è stata in grado di farlo.

Niente è compromesso, Hamilton è solo a 3 punti, ma la doppietta subita in casa è stata pesante, con l’inglese contestato sul podio.
Ora il circus si sposta in Asia, a Singapore per l’ultima parte del mondiale.

 

 

ORDINE D’ARRIVO

1. Lewis Hamilton (Mercedes)
2. Valtteri Bottas (Mercedes)
3. Sebastian Vettel (Ferrari)
4. Daniel Ricciardo (Red Bul)
5. Kimi Raikkonen (Ferrari)
6. Esteban Ocon (Force India)
7. Lance Stroll (Williams)
8. Felipe Massa (Williams)
9. Sergio Perez (Force India)
10. Max Verstappen (Red Bull)

 

LA CLASSIFICA

1       Lewis Hamilton          238

2       Sebastian Vettel        235

3       Valtteri Bottas         197

4       Daniel Ricciardo        144

5       Kimi Raikkonen          138

6       Max Verstappen          68

7       Sergio Perez            58

8       Esteban Ocon            55

9       Carlos Sainz            36

10      Nico Hulkenberg         34

 

Spagna-Italia: al Bernabeu il verdetto del girone per Russia 2018

Di Alessandro Torchio

Gli Azzurri e le Furie Rosse si affrontano per ottenere la qualificazione diretta ai Mondiali. Le due nazionali sono a pari punti, ma gli iberici sono in vantaggio per la differenza reti. Alla squadra di mister Ventura serve quindi una vittoria per evitare i play-off.

LA FORMAZIONE – L’assenza di Chiellini in difesa è pesante, a sostituirlo ci sarà probabilmente Barzagli: una garanzia, ma la condizione è un incognita. Altra situazione delicata è quella di Spinazzola, possibile titolare a destra, che però è reduce da un mese molto tormentato e in cui si è allenato spesso da solo. Alternative possono essere lo stesso Barzagli terzino con Rugani centrale.

Con il modulo che sulla carta è un 4-2-4, ma che quasi certamente sarà un 4-4-2 più accorto, gli esterni saranno Candreva e Insigne, che sta vivendo un magic moment. In mezzo a dirigere il traffico ci saranno De Rossi e Verratti, che proveranno a non farsi surclassare dal centrocampo formidabile (e molto più folto) degli avversari. Davanti i due bomber Immobile e Belotti cercheranno di sfondare la retroguardia spagnola.

La Spagna si presenta con poche novità rispetto a quella vista nelle ultime uscite, con Busquets davanti alla difesa e Koke, David Silva, Isco e Iniesta alle spalle di Morata.

Il match si deciderà a centrocampo: De Rossi e Verratti dovranno farsi in quattro per muoversi e non rimanere soffocati dai corrispettivi iberici e allo stesso tempo aprire spazi sugli esterni da dove dovranno arrivare gli spunti per Immobile e Belotti.

L’ obbiettivo è dunque uno solo: vincere. Un pareggio costringerebbe a sperare in un successivo e poco probabile passo falso della Spagna. Pur non essendo un dentro o fuori, si vuole evitare la grana dei play-off, che possono riservare sempre delle brutte sorprese.

Pallavolo, trionfo azzurro. Si vola ai quarti!

Blengini su Italia-Turchia: “Bisogna saper soffrire, l’abbiamo fatto”. Oggi contro il Belgio in palio la semifinale.

KATOWICE – Se il battesimo nella fase a gironi contro la Germania aveva deluso le aspettative di un pubblico ancorato alla vittoria contro gli Usa, il 3-0 inferto ieri alla Turchia ha (per ora) rasserenato gli animi Azzurri, intorpiditi dal clima polacco. Contro la Turchia è stato il terzo risultato positivo dopo le vittorie contro Slovacchia e Repubblica Ceca.
Scontato sulla carta, come dicevano le quote e gli insider, il match contro la Turchia rappresentava proprio per questo una minaccia: vincitori o vinti, dentro o fuori. Kaput, appunto. Alla fine, in una Spodek Arena semideserta, tutto è filato liscio, i turchi non potevano fare peggio di così.

Dall’altra parte del campo, un evidente restyling tecnico ha completato la squadra di Chicco Blengini, capace di crescere in tutti i fondamentali e soprattutto in quello più importante: la consapevolezza di sé o, per usare un termine del settore, quella compartimentalizzazione tanto cara a Dan Peterson. I risultati si sono visti: due set agevoli grazie a un impeccabile servizio, quindi un terzo set incerto fino alla fine, ma comunque prevedibile.

Gli Azzurri si sono affidati alla regia di Simone Giannelli, al carisma di Filippo Lanza, all’offensiva ancora un po’ claudicante di Luca Vettori. Confermati i centrali Matteo Piano, Daniele Mazzone e lo schiacciatore Oleg Antonov. Ancora out Ivan Zaytsev e le sue scarpe della discordia.

I giocatori sono in sintonia come non mai in questa competizione: ace, break, pollici alzati dalla panchina, sorrisi dietro la rete, recuperi.
Finisce così, con un 3-0 (25-16, 25-16, 31-29) contro la Turchia: splendido biglietto da visita in vista dei quarti di finale contro il Belgio (diretta Rai Due ore 20.20).

 

Questo il tabellino del match:

ITALIA-TURCHIA 3-0 (25-16, 25-16, 31-29)

Italia: Randazzo, Vettori 14, Spirito, Giannelli 4, Balaso (L), Mazzone 9, Lanza 13, Colaci (L), Piano 11, Antonov 7. Coach: Gianlorenzo Blengini. Non enrati: Buti (C), Botto, Sabbi, Ricci.

Turchia: Matic 6, Gungor 3, Yesilbudak (L), Gokgoz 8, Subasi 4, Capkinoglu 2, Eksi 4, Unver 1, Demirciler, Gunes, Toy 12, Yenipazar, Cin. Coach: Josko Milenkoski. Non enrati: Batur,

Arbitri: Wojciech Maroszek (Polonia), Susana Maria Roderiguez, Jativa (Spagna).

#FIVBWorldLeague: l’Italia incespica e cade anche contro la Francia

Quarto ko consecutivo nella World League, Final Six lontane

L’Italia ci ha provato anche contro la Francia, ma esce sconfitta 3-1 (21-25, 25-21, 25-21, 26-24) dalla tana di Pau: orgoglio e generosità non bastano contro la Francia, capolista a punteggio pieno: gli Azzurri si arrendono all’evidente differenza tecnica.
La formazione allenata da Gianlorenzo Blengini si è comunque resa protagonista di una prestazione migliore di quella di venerdì, anche se non sufficiente: i troppi errori in battuta hanno vanificato gli sforzi offensivi e così, alla fine, gli Azzurri hanno ceduto sotto le martellate dei “Galletti” padroni indiscussi della World League 2017 (vogliamo parlare di Clevenot e l’opposto Boyer?).
Blengini ha dovuto fare a meno di Pippo Lanza. Al suo posto Randazzo con Botto (risultato alla fine il migliore degli italiani con anche 13 punti messi a segno) e il giovane Ricci al centro al posto di Piano.

BATTUTA D’INIZIO – L’avvio di gara è stato positivo per gli Azzurri, che hanno preso il comando del gioco fin dalle battute iniziali giocando sempre con notevole personalità, atteggiamento che probabilmente ha colto di sorpresa i padroni di casa costringendoli all’inseguimento. Il risultato è stato un 25-21 ampiamente meritato da Giannelli e i suoi.
Il secondo ha visto i transalpini scendere in campo con ben altro piglio. L’Italia non è stata in grado di continuare a giocare sugli standard del primo parziale. La reazione della formazione tricolore è stata tardiva e così gli uomini di Tillie hanno portato la situazione in parità grazie al 25-21 conclusivo. Equilibrato l’avvio di terzo set con le squadre decise a non concedere niente (7-7, 14-14).
A rompere definitivamente gli equilibri un turno al servizio di Lyneel, che ha consentito ai transalpini di portarsi in vantaggio di cinque lunghezze (19-14). Il break è stato decisivo ai fini dell’andamento del parziale conclusosi sul 25-21 anche se i padroni di casa sono stati in grado di ribaltare la situazione portandosi sul 2-1 solo dopo che l’Italia aveva annullato quattro set ball (24-17 in favore della Francia). Nel quarto set ancora grande equilibrio (14-13, 16-15, 17-16, 19-17, 20-18 per i padroni di casa) con la situazione che si sblocca solo nel finale grazie principalmente a degli errori dell’Italia e con la Francia che chiude la gara 26-24, ma solo al quarto match ball dopo che gli azzurri avevano lottato fino all’ultima palla.

Oggi alle ore 15.30 (diretta Rai Sport) contro la Russia si chiude il secondo week end.

Ligue1, Nizza, finisce il digiuno di Balotelli

“Super Mario” a segno contro il Lille, l’attaccante non segnava fuori casa dal 2015

L’ex attaccante del Milan, ora in forza al Nizza, è riuscito a sbloccarsi in trasferta e, sebbene in ritardo, lo ha fatto con una doppietta impeccabile ai danni del Lille. Fino ad ora, ‘Super Mario’ non era mai andato a segno fuori casa nel campionato francese, l’ultima rete risale infatti alla gara tra Udinese e Milan del 22 settembre 2015 e malgrado le 11 reti  segnate tra le mura amiche, i gol di oggi valgono oro per la carriera dell’italiano (la convocazione in Nazionale non è poi così lontana).

Nell’anticipo di Ligue 1 tra Lille e Nizza, dopo il vantaggio della squadra di casa con Amadou, Mario Balotelli ha capovolto le sorti del match in pochi minuti, con una secca doppietta messa a segno nel primo tempo e che è valsa la vittoria finale alla squadra di Favre.
Questi gol sono i primi realizzati in trasferta da Mario Balotelli dopo quasi due anni, ma tralasciando i campionati, l’attaccante in questa stagione aveva già segnato fuori casa, in Europa League, nella sfortunata trasferta del Nizza in casa del Krasnodar.

Nazionali, la lenta digestione dei club: stanchezza, infortuni, rientri anticipati

“Pausa per le Nazionali”: una frase, mille brividi. E’ la Juve il club italiano con più convocati

Lo stop dello scorso fine settimana per gli appuntamenti delle Nazionali, che avrebbe dovuto dare respiro ai club (almeno in teoria), ha tenuto sotto scacco allenatori e presidenti perché si è soliti non sapere in che condizioni tornino i giocatori convocati dai rispettivi ct.
Invece di attenuare le polemiche insite nella tradizione calcistica italiana, la pausa le ha alimentate e amplificate.
L’ultima sosta è stata infatti foriera di disgrazie: stagione finita per Pjaca, la rottura del crociato nel match Estonia-Croazia gli è costato caro e lo sconforto in casa bianconera regna sovrano (soprattutto in quella di Agnelli), Higuain e Dani Alves sono invece rientrati sani, salvi e in anticipo; out anche Muriel per la felicità di Giampaolo e di una Sampdoria che sta facendo sognare, mentre Pioli può coccolarsi Maurito Icardi, ancora una volta escluso dalla sua Argentina; tra le fila del Genoa rientra un Pinila un po’ acciaccato e De Rossi ha fatto preoccupare Spalletti dopo il colpo subito in Italia-l’Olanda. Nulla di grave.

La squadra che ha speso più energie con i suoi nazionali è la Juventus: quattordici giocatori prestati, 1377 minuti giocati complessivamente. Rispetto al Napoli sono 535 minuti in più sulle gambe.
Si tratta, in realtà, di un allenamento importante che mette i giocatori di fronte a dinamiche diverse e poi si tratta di giocare per i propri colori, quelli veri, che prescindono da stipendio e clausole; eppure ai tifosi questa “pausa” non piace proprio. Mondiale? Non se ne parla – dicono – non ora, tanto non combinano niente. Certo, anche i campioni hanno bisogno di allenarsi assieme per poter salire sul carro dei vincitori.
Guardando in casa Azzurra – la nostra – i talenti non mancano e la nota positiva è che sono molto giovani, motivo per cui hanno bisogno di macinare chilometri. Non solo Gigio Donnarumma, quindi, ma una serie di campioncini su cui Giampiero Ventura non ha dubbi: “Questi ragazzi hanno un gran futuro“.

Dopo giornate infinite, turni infrasettimanali da cardiopalma e impegni di coppa, un posticino per la Nazionale forse non ci starebbe tanto male. E invece no, pare che il weekend senza il pallone – quello della Serie A – non sia lo stesso. Quindi perché non abolire anche festività e pausa estiva?

Olanda-Italia 1-2: l’amichevole di “lusso” sorride agli azzurri

Vittoria in rimonta per gli uomini di Ventura: Eder e Bonucci portano avanti il sogno del Mondiale 2018

AMSTERDAM –  Dopo il successo contro l’Albania di De Biasi, gli azzurri si impongono per 2-1 nell’amichevole contro l’Olanda, che, malgrado gli applausi finali e il cambio di ct, è in piena crisi.
Tanti i giovani da entrambe le parti, nelle fila italiane debuttano Gagliardini, Spinazzola, Petagna, D’Ambrosio e Verdi, nomi che fanno presentire un futuro piuttosto roseo per la Nazionale: questo risultato, come i precedenti, serve a infondere coraggio e autostima nei giovani talenti, specie quando bisogna prepararsi ad affrontare – e battere – la Spagna per poter ipotecare la qualificazione al Mondiale di Russia.

I GOL – Avvio di partita scoppiettante e parzialmente sfortunato per gli azzurri, dopo soli dieci minuti arriva l’autogol azzurro a incupire gli animi della panchina: Klaassen calcia in area facendo carambolare il pallone su Romagnoli che inganna Donnarumma (tra i pali dal 1′ minuto) e regala l’1-0 agli olandesi. Nell’azione successiva Eder riceve palla da De Rossi che, trascorso un minuto dal vantaggio olandese, riequilibra le sorti della partita infilando in diagonale Zoet.
Al 32′ l’Italia ribalta il parziale con la rete di Bonucci: dopo che l’incornata di Parolo viene respinta da Zoet, il difensore juventino non si fa sorprendere e con forza ribadisce a rete. Azione nata da un calcio d’angolo guadagnato dagli azzurri in contropiede.
In cabina di regia ritorna Marco Verratti che, pur giocando in una posizione a lui non congeniale, tra alti e bassi, dimostra di essere un tassello imprescindibile della “macchina da guerra” azzurra.  Non altrettanto fortunato Daniele De Rossi, costretto a lasciare il campo a causa di una ginocchiata sulla zona lombare, al suo posto entra l’esordiente Gagliardini.
Immancabile all’appello il “Gallo” Belotti che, entrato nel secondo tempo, dà subito del filo da torcere alla difesa degli Orange.

IL MISTER – «Stiamo cercando di esportare un’immagine e di costruirci una certa mentalità. Contava il risultato, ma la duplice posta in palio era quella e credo che l’abbiamo centrata», spiega Ventura ai microfoni della Rai. «Sarebbe bello andare in Russia, ma ci si va solo attraverso il lavoro e un gruppo che sta nascendo. Sono convinto che lì saremo la sorpresa del Mondiale».

 

La blacklist delle nazionali: quando la storia è scritta dai peggiori

Le soste per la nazionale sono un tabù per i club e tra tifosi e pay tv il colore azzurro sta sbiadendo, specialmente quando tecnici e preparatori atletici devono fare i conti con il “virus Fifa” che fa riempire l’infermeria; ma a parte gli interessi poco virtuosi dei padroni del calcio, eventi come i mondiali affascinano anche chi è solito voltare le spalle agli stadi.

La suggestione creata dalle sfide tra le migliori formazioni del mondo, l’attesa per le convocazioni, le fotografie color seppia, i pronostici tra un caffè e l’altro, danno di che scrivere ai giornalisti quando il campionato è in ferie.
Anche se il rigore di Pellè ha fatto rabbrividire migliaia di italiani, noi europei siamo abituati piuttosto bene perché il calcio non veste unicamente i colori di Germania, Francia, Brasile, Spagna e Italia; ci sono realtà in cui l’undici contro undici è decisamente poco…incoraggiato.
Il ranking Fifa non vanta solo le nazionali iridate, scorrendo verso il basso si possono anche trovare realtà calcistiche molto meno blasonate se non totalmente sconosciute.
Qualcuno forse ricorderà che negli anni Settanta la nazionale cambogiana, prima di allora inesistente, arrivò quarta in Coppa d’Asia o che le Isole Cook, paradiso fiscale e terreste, subirono trenta reti contro Tahiti o ancora del 10-1 sofferto dal Gibuti contro l’Uganda. Senza andare troppo lontani il San Marino occupa la medesima posizione del Gibuti, con un lungo elenco di sconfitte a doppia cifra. L’Italia non fu da meno nel lontano 1966 contro la Corea del Nord e come dimenticare, poi, la parentesi tra Totti e Poulsen che fece il giro del mondo?

“La terribile armata” del calcio

Ci sono paesi in cui il calcio non è entrato nei meccanismi economici e sportivi, e va bene, ma alcune partite non passano certo inosservate.
Ecco le cinque disfatte annotate nella lista nera del calcio:

1942 – Coppa America: l’anno fa pensare a ben altri avvenimenti, eppure la sorte non fu clemente nemmeno con l’Ecuador, che si aggiudicò il premio di squadra più scarsa del torneo con 31 reti al passivo e sei sconfitte su sei partite giocate. Gol della bandiera? Solo 4.

1970 – Coppa d’Africa: l’Etiopia diede spettacolo in quell’edizione, ma non come nel 1962. I numeri parlano da soli: Sudan – Etiopia 3-0, Camerun – Etiopia 3-2 e Costa d’Avorio – Etiopia (6-1).

1974 – Coppa del Mondo: l’esordio dell’allora Zaire fu da dimenticare. Oltre alle tre sonore sconfitte (9-0 con la Jugoslavia, 3-0 con il Brasile e 2-0 con la Scozia), Mwepu calciò la famosa “punizione al contrario” contro il Brasile. Il giocatore africano – oggetto dell’ironia mediatica – non era impazzito, il suo gesto fu dettato dalla situazione politica dittatoriale del suo paese, che aveva messo alle strette i giocatori minacciandoli di morte nel caso di un’altra clamorosa sconfitta.
Mwepu salvò i suoi compagni, ma quella dei suoi compagni non fu comunque una prestazione da ricordare.

1982 – Coppa del Mondo: questa volta tocca al centroamerica sopportare il peso della disfatta di El Salvador contro l’Ungheria. Il risultato fu impietoso: 10 – 1 a favore dei magiari, record di reti in una singola partita della fase finale dei campionati del mondo.
El Salvador è stata considerata a pieno titolo la squadra “materasso” del girone di Belgio, Argentina e Ungheria.

1994 – Coppa del Mondo: la Grecia deluse le aspettative con tre sconfitte e, udite udite, zero reti. In compenso ne subì 10, tra cui una firmata Maradona. Chissà se la vittoria del girone di qualificazione contribuì a far rilassare così tanto gli ellenici.
Il match contro l’Argentina diventerà famoso per il “caso” Maradona, risultato positivo al test antidoping.