Roma, Florenzi ritorna tra i titolari dopo l’infortunio

Il digiuno da gare ufficiali termina oggi per Alessandro Florenzi. Mister Di Francesco ha  infatti optato per l’esterno destro fin dal primo minuto, nella partita di oggi contro il Verona, gara più che delicata visto il recente k.o. contro l’Inter. A 325 giorni dall’ultima gara di campionato e a undici mesi dall’intervento al legamento crociato anteriore, il jolly giallorosso scenderà nuovamente in campo al fianco di tutti i suoi compagni. Tutti meno uno, Francesco Totti, il capitano, l’uomo che, a detta dello stesso Florenzi, resterà leader indiscusso anche fuori dal rettangolo di gioco.
Un doppio infortunio, quello subito da Florenzi, che avrebbe scoraggiato chiunque. Ma il romanista è più carico che mai e pensa già al ritorno in Nazionale in vista dei Mondiali 2018.

“Questo esordio significa una nuova vita, ripartire quasi da zero – dice l’esterno ai microfoni di Sky – Sarà emozionante giocare la prima gara ufficiale dopo aver giocato con la Chapecoense. Sono pronto”.
Smentite le voci su di un possibile attrito tra Florenzi e Totti: “Lui è un collante tra noi e società, è un capitano anche fuori al campo, ci aiuta, ci consiglia, lo teniamo sempre in considerazione. Di Francesco? Sono colpito dal gioco offensivo che ha cercato di mettere in campo da subito. Ci vorrà tempo, ce lo ha detto anche lui. A Roma di tempo c’è n’è poco però, speriamo che ce ne servirà poco. Domani dobbiamo assolutamente vincere”.

Alla Roma è tempo di turnover: oltre a Florenzi, probabile cambio a centrocampo tra De Rossi e Gonalons, Strootman e Pellegrini. Confermato Dzeko in attacco malgrado le polemiche post Champions League, possibile anche che El Shaarawy parta dal primo minuto sostituendo Perotti

 

Foto: LaRoma24

Calciomercato: la volata finale parte col botto!

Di Alessandro Torchio 

Matuidi-Juve e Kalinic-Milan, sbloccato da Simeone alla Fiorentina, sono gli ultimi colpi che scaldano la fine dell’estate. Ora si attendono le mosse di Inter e Roma, mentre il Napoli aspetta l’esito dei preliminari di Champions League. Ecco il punto squadra per squadra.

 

JUVENTUS Blaise Matuidi è  sbarcato a Torino, l’accordo con il PSG è stato trovato a 20 milioni più bonus, al giocatore circa 3,5 milioni per 3 anni. Finalmente l’atteso centrocampista atteso da 2 stagioni è arrivato ed è pronto per dar man forte alla squadra di Allegri. Ora il dubbio: dove giocherà? Nel centrocampo a 2 togliendo spazio a Khedira (apparso molto spento) o si adotterà il 4-3-3? La risposta non è semplice. Senza dubbio i tre a centrocampo darebbero più stabilità alla difesa ma si aprirebbe l’enigma riguardo a Dybala che verrebbe così tagliato fuori.

 

MILAN – Montella potrà avere una freccia in più al suo arco: Nikola Kalinic è un nuovo attaccante rossonero. Manca ancora l’ufficialità, ma il croato sarà a Milano a breve per sostenere le visite. Non mancano anche qua i dubbi riguardo alla collocazione: se dovesse arrivare ancora un altro colpo in avanti (Aubameyang o Belotti) sarebbe difficile trovare spazio per Andrè Silva, Calhanoglu, Kalinic e Suso.

 

FIORENTINA – Raffica di colpi negli ultimi giorni: Benassi, Gil, Eysseric e adesso Simeone Jr. Il figlio d’arte reduce da una buona stagione al Genoa va a sostituire il partente Kalinic. Manca ancora molto alla viola per essere completa, soprattutto in difesa. Pezzella (Betis) e i milanisti Antonelli e Paletta i possibili rinforzi

 

INTER – Dopo Dalbert manca ancora qualcosa ai nerazzurri, soprattutto sulle fasce. Potrebbe arrivare Cancelo dal Valencia in cambio di Kondogbia, che verrà multato per non essersi presentato all’allenamento. In avanti occhio alla situazione di Perisic che piace allo United. Sfumato Emre Mor ora Schick rimane l’unico obiettivo.

 

ROMA – La squadra durante le amichevoli estive non è apparsa brillante, anzi. Manca ancora il vice Salah: Mahrez rimane irraggiungibile, le alternative possono essere Cuadrado, Samu Castellejo del Villareal o il pupillo di mister Di Francesco, Domenico Berardi.

 

Totti, un nome e una storia, quella del calcio italiano. Cori e striscioni per l’addio

La riuscita del Totti-day dipenderà dal tecnico: “Giocherà un bel pezzo di partita, il più importante. Ho avuto la fortuna di allenarlo. Ma si è visto che non basta solo lui per far vincere la Roma”

ROMA – Alla leggenda del calcio in forza alla Roma da 25 anni sono stati concessi appena 105 minuti in campionato dallo scorso 4 dicembre 2016 a questa parte. Totti non campeggia nell’undici iniziale dalla sfida con il Villareal di Europa League dello scorso 23 febbraio e nella sfida tra Roma e Genoa, in programma questa sera alle 18.00, il capitano riuscirà a rosicchiare qualche minuto appena. Pochi ma buoni? Di solito è così quando il numero 10 calca la scena, ma non saranno comunque sufficienti a salutare un uomo, oltre che un giocatore, che ha influenzato generazioni tra calci al pallone, esultanze e barzellette di cattivo gusto.
Una passerella tanto attesa, quindi, dai tifosi romanisti e da tutto il mondo. Sarà una festa, un festa condita di polemiche compunte e il rischio di mandare tutto all’aria è alto. Sì, perché quest’anno Spalletti è spesso stato chiamato a dare spiegazioni e la giustificazione della perenne panchina di Totti segue la filosofia del “siamo tutti uguali” e del risultato, che conta più di qualsiasi ovazione (risultato per modo di dire, visto che la Roma ha salutato le coppe e il primo posto).
Se fino alla scorsa giornata il tecnico poteva permettersi di rimandare lacrime e applausi, oggi, in onore dell’ultima partita di campionato, lo staff dovrà tenere a mente che tra il campo, la Roma e Totti è finita e dovrà farlo entro il triplice fischio. Cosa accadrà dopo lo sapremo tra lunedì e martedì, intanto il tecnico di…. è sempre più vicino alla panchina nerazzurra.

IL MATCH – A poche ore da Roma-Genoa, ovvero il Totti-day, Luciano Spalletti non manca di riporre, tra un complimento e l’altro, qualche stoccata in linea con l’aneddoto sui rigori sbagliati: “In una stagione lui sbagliò 6 rigori di fila e i giornali scrivevano che lui voleva sempre tirarli e se io dicevo ai compagni di tirarli, loro dicevano no perché c’era Francesco. Magari se fossero stati segnati avremmo avuto qualche punto in più.”
Ma tornando al campionato 2016/2017, in conferenza stampa Spalletti ha commentato il ruolo ricoperto da Francesco in questi 25 anni: “Essere capitano vuol dire donare tutto quello che hai agli altri. Lo ha fatto, ma magari il messaggio non è arrivato. Nella stagione che sbagliò tanti rigori consecutivi, si sarebbe anche potuto fare da parte. Senza condizionare i compagni”, poi invita alla concentrazione per questi ultimi 90′ contro il rinato Genoa ” Non vogliamo che a farci la festa sia il Napoli che a Marassi farà tre punti visto come sta giocando. Il pericolo è che la testa vada su un altro tipo di attenzione bellissima e importante e si perda di vista l’obiettivo primario, che festa sarebbe senza i tre punti”.
“Vogliamo prenderci quello che in un anno e mezzo ci siamo costruiti anche se non abbiamo vinto titoli. E se non abbiamo vinto è colpa mia, anche se una cosa voglio sottolinearla: siamo sempre ripartiti da zero, ogni partita ce la siamo giocata e siamo cresciuti tutti”, conclude Spalleti con una punta di amarezza.

LA FESTA – Quello per Totti è un amore senza confini: saranno 70.000 gli spettatori stasera all’Olimpico, non si trova più un biglietto, sono quasi 1.000 richieste di accredito da parte di giornalisti di tutto il mondo. Le telecamere sono puntate su un Francesco Totti poco sorridente, pungente ai microfoni di Sky Sport e indubbiamente infelice. Si alzano in piedi anche i tifosi della Lazio: “Meriti rispetto, una stretta di mano dai tuoi ‘nemici’ migliori”. Poche, ma significative parole. Poi i cugini biancocelesti non perdono l’occasione di sottolineare la sua permanenza in panchina. Intanto dall’isola di Java arrivano le foto di uno striscione con su scritto “Ci mancherai ‘Totti-gol’, per favore resta ancora“. Invece, a Roma, è apparso sulla via Appia l’ennesimo tributo al capitano: “Totti…un uomo, una squadra, una città“.

Dietro alle lacrime di commozione per l’addio di un giocatore – che sia Del Piero, Zanetti o Maldini, risiede la consapevolezza che l’ultimo esempio del calcio legato a colori e città con cui sono cresciute generazioni, sta tramontando senza lasciare eredi mentre i pargoli del calcio europei guardano a Oriente.

Roma, parola a Luciano Spalletti: “Il terzo posto non sarebbe un fallimento”

Il tecnico giallorosso dice la sua su Totti e sulle sorti del campionato. Stasera esame Milan, serve una reazione per non finire a bagno

Sedotti e abbandonati da una stagione che prometteva bene, i tifosi giallorossi sembrano essere in debito con la Dea Bendata e se alla lista “nera” aggiungiamo i macabri festeggiamenti di alcuni tifosi laziali che, dopo aver vestito con le maglie della Roma quattro manichini e averli letteralmente impiccati nei pressi del Colosseo, hanno rivendicato il gesto, il bilancio finale è insipido, nonché inversamente proporzionale a quello della scorsa stagione.
Niente rimonta, dunque, semmai ridimensionamento passando dalla lotta scudetto alla lotta per un secondo posto più che mai incerto. Ma l’obiettivo resta sempre lo stesso: vincere per provare a rovinare la festa alla capolista Juventus e blindare il secondo posto.
E anche ignorando gli atti di delinquenti prestati al mondo del pallone, la duplice sconfitta nel derby (Coppa Italia e Campionato) resta difficile da digerire dovendo anche badare a uno scatenatissimo Mertens che fa volare il Napoli.

CASO TOTTI – L’annuncio di Monchi sull’addio di Totti ha catalizzato l’attenzione in casa Roma nelle ultime ore.
In questo clima mister Luciano Spalletti rincara la dose con una chiosa sul capitano giallorosso: “La maglia numero 10? Siamo a fare valutazioni che non stanno né in cielo né in terra, se fossi un dirigente la lascerei viva. Perché toglierla non sarebbe esaltazione. E’ un modo obsoleto e vecchio di ragionare. Scriviamo il numero 10 con il nome di Totti su tutte le maglie della Roma, questo potrebbe essere una cosa intelligente per esaltarlo. Ritirare la maglia vorrebbe dire rotolare dietro a quello che hanno fatto altri in passato”.
La lucidità e la schiettezza di Spalletti si sa, non è sempre gradita a Trigoria, e ora che il tecnico è in partenza ogni sua affermazione viene messa sotto torchio.
Er pupone “essendo così attaccato alla Roma vuole aspettare la fine del campionato e preferisce fare silenzio per dare tutta l’attenzione a questo finale” sostiene Spalletti, poi conclude: “Deve occuparsene il presidente, ma per me la numero 10 non si ritira”.

A poche ore dal difficile match contro il Milan (altrettanto acciaccato), l’intervista all’allenatore giallorosso lascia trasparire una punta di amarezza: “Se si arriva secondi è come aver vinto il campionato, se si arriva terzi è aver fatto un lavoro lungo, poi ci sono tanti numeri tipo gol fatti, gol subiti, poi c’è la partita contro il Porto, contro il Lione, contro la Lazio in Coppa Italia, in campionato, poi mi sembra che le altre non le cito perché ci vorrebbe tempo, sono più le partite vinte, si lavora per dare alla Roma una visibilità internazionale più importante possibile. Essere terzi non significa fallimento”.
La risposta arriverà nelle ultime battute di campionato con la Roma impegnata prima col Milan, poi con Juventus, Chievo e Genoa.

Milan, idea Dzeko per il reparto offensivo

Il ds Mirabelli annota il nome del bosniaco: “serve un grande attaccante”, ma la lista dei nomi è lunga…

Yonghong Li, svalutato erede di Silvio Berlusconi, ha invece grandi progetti per il futuro del suo Milan “made in China”: tornare ai fasti di un tempo, un’operazione che sembra a portata di portafogli, almeno sulla carta. Terminata quella che entrerà nella storia come una stagione deludente – sesto posto e qualificazione in Europa League a rischio – la società dovrà stare attenta a non a stravolgere la squadra, evitando di annullare il percorso portato avanti in sordina da Vincenzo Montella.

CALCIOMERCATO – Il primo obiettivo per l’estate è un grande centravanti, il reparto offensivo ha fatto crucciare il tecnico rossonero fin dal primo giorno. Una volta “scaricati” Bacca e Lapadula, che sono stati poco concreti e dal rendimento altalenante, il tecnico dei diavoli avrebbe bisogno di un finalizzatore capace di prendere parte all’azione, rientrare a sostegno dei compagni, nonché dotato di un buon palleggio. Nelle ultime ore il nome che più si avvicina a queste esigenze tecniche ed economiche è quello di Edin Dzeko, in forza alla Roma e attuale capocannoniere della Serie A (25 gol in campionato e 35 totali). La cura Spalletti ha portato l’ex Manchester City all’assimilazione del gioco approdando a una vera e propria rinascita: un passaggio mai scontato, quello nel calcio italiano, per un fuoriclasse sbocciato in Bundesliga (Wolfsburg) e Premier League. Non sarà pertanto facile strappare Dzeko alla Roma, alla quale è legato fino al 2020 (e con Monchi a vigilare il calciomercato), è anche vero, però, che il club capitolino sarebbe disposto a rinunciare a un pezzo da 90 per una cifra cospicua con cui sistemare il colabrodo difensivo.

QUESTIONE DI SOLDI – la punta giallorossa non è a buon prezzo: 35 milioni, come minimo. Ma è pur sempre meno dell’ingaggio dei costosissimi Morata, Lacazette e Aubemayang, gli altri tre “big” che piacciono sia a Montella, sia al diesse Mirabelli. La pista Lacazette è piuttosto complicata, poiché il francese è molto vicino all’Atletico Madrid, mentre Morata sembra avere nostalgia della Juventus.
Insomma, qualora il Milan non riuscisse ad entrare in Europa, sarebbe difficile convincere top players a trasferirsi quando Paris Saint-Germain, Chelsea e Real Madrid non risparmiano le galanterie.
Più fattibile invece l’ingaggio di Keita come seconda punta. Per portarlo via dalla Lazio basterebbero 25 milioni, un forte sconto rispetto alla richiesta iniziale di 35 milioni.
Tornando all’operazione Dzeko – ora troppo costosa – il ds Mirabelli e l’ad Fassone potrebbero inserire il beniamino di Monchi, Bacca, nella trattativa nella speranza di abbassare il prezzo del cartellino del romanista e chiudere una volta per tutte il “caso Bacca”.

Nazionali, la lenta digestione dei club: stanchezza, infortuni, rientri anticipati

“Pausa per le Nazionali”: una frase, mille brividi. E’ la Juve il club italiano con più convocati

Lo stop dello scorso fine settimana per gli appuntamenti delle Nazionali, che avrebbe dovuto dare respiro ai club (almeno in teoria), ha tenuto sotto scacco allenatori e presidenti perché si è soliti non sapere in che condizioni tornino i giocatori convocati dai rispettivi ct.
Invece di attenuare le polemiche insite nella tradizione calcistica italiana, la pausa le ha alimentate e amplificate.
L’ultima sosta è stata infatti foriera di disgrazie: stagione finita per Pjaca, la rottura del crociato nel match Estonia-Croazia gli è costato caro e lo sconforto in casa bianconera regna sovrano (soprattutto in quella di Agnelli), Higuain e Dani Alves sono invece rientrati sani, salvi e in anticipo; out anche Muriel per la felicità di Giampaolo e di una Sampdoria che sta facendo sognare, mentre Pioli può coccolarsi Maurito Icardi, ancora una volta escluso dalla sua Argentina; tra le fila del Genoa rientra un Pinila un po’ acciaccato e De Rossi ha fatto preoccupare Spalletti dopo il colpo subito in Italia-l’Olanda. Nulla di grave.

La squadra che ha speso più energie con i suoi nazionali è la Juventus: quattordici giocatori prestati, 1377 minuti giocati complessivamente. Rispetto al Napoli sono 535 minuti in più sulle gambe.
Si tratta, in realtà, di un allenamento importante che mette i giocatori di fronte a dinamiche diverse e poi si tratta di giocare per i propri colori, quelli veri, che prescindono da stipendio e clausole; eppure ai tifosi questa “pausa” non piace proprio. Mondiale? Non se ne parla – dicono – non ora, tanto non combinano niente. Certo, anche i campioni hanno bisogno di allenarsi assieme per poter salire sul carro dei vincitori.
Guardando in casa Azzurra – la nostra – i talenti non mancano e la nota positiva è che sono molto giovani, motivo per cui hanno bisogno di macinare chilometri. Non solo Gigio Donnarumma, quindi, ma una serie di campioncini su cui Giampiero Ventura non ha dubbi: “Questi ragazzi hanno un gran futuro“.

Dopo giornate infinite, turni infrasettimanali da cardiopalma e impegni di coppa, un posticino per la Nazionale forse non ci starebbe tanto male. E invece no, pare che il weekend senza il pallone – quello della Serie A – non sia lo stesso. Quindi perché non abolire anche festività e pausa estiva?

Serie A: la classifica dopo la 29° giornata

Napoli a rischio rimonta, Milan affamato d’Europa. La Roma stravince il posticipo contro il Sassuolo, mentre la Juve difende il +8

PosClub
1
1Bari
1
1Brescia
1
1Carpi
1Cesena
1
1Cittadella
1
1
1
1
1
1
1
1Latina
1
1
1
1
1Novara
1
1Perugia
1Pisa
1Pro Vercelli
1
1
1Salernitana
1
1
1
1Ternana
1
1Trapani
1
1Vicenza
1Virtus Entella

Coppa Italia, la Lazio si aggiudica la prima manche. Spalletti rassicura: “non è finita”

Biancocelesti in vantaggio grazie a Milinkovic e Immobile, Roma costretta a ribaltare un 2-0 inatteso

SPALLETTI – Il tecnico giallorosso posticipa il giudizio complessivo alla gara di ritorno della Semifinale di Coppa, prevista il 5 aprile. Fino ad allora sarà fondamentale non perdere la concentrazione affrontando un impegno alla volta: “nella reazione ora vedremo se questa maturità l’abbiamo trovata oppure no […] l’approccio alla gara è stato positivo, soprattutto all’inizio noi abbiamo fatto bene, poi abbiamo fatto fatica a giocare con densità vicino alla loro area”.
Nei prossimi e decisivi 90′, quindi, non ci saranno più scuse per la Roma e se la squadra capitolina non riuscisse a interpretare correttamente la partita, allora sarebbe fuori dai giochi: “C’è da fare attenzione, loro rifaranno questa partita e noi dobbiamo essere più bravi di stasera“.

In campionato la Roma sarà impegnata in una serie di partite complicate, prima fra tutte quella di sabato contro il Napoli. Anche i partenopei, come i giallorossi, sono stati puniti nel primo “appuntamento” di Coppa, per cui sarà una partita tra due squadre in affanno, ma con grande potenziale offensivo e affamate di punti.
Se cerchiamo l’alibi della stanchezza non si arriva in fondo” – spiega Spalletti – “Noi siamo pronti. Si è riposato un giorno in meno rispetto alle partite precedenti, ma bisogna giocare e se ci si tira indietro siamo rovinati“.

INZAGHI – Di tutt’altro umore Simone Inzaghi, che ha lasciato il campo tra gli applausi dei tifosi della Curva Nord. Nello spogliatoio biancoceleste non si pensa al futuro, non ancora, oggi l’unico impegno è festeggiare la vittoria nel derby.
Davanti ai microfoni di Rai Sport, Inzaghi commenta la partita: “i miei ragazzi hanno dato tutto e siamo riusciti a vincere un derby, che mancava da tanto tempo, la festa della curva Nord alla fine è stata bellissima. Sappiamo che è ancora aperta e c’è il ritorno, ma stasera è giusto godersela e sono fiducioso, quando vedo la mia squadra giocare così“.
Poi un ringraziamento alla tifoseria, che ha sostenuto la squadra dall’inizio alla fine, e al presidente Lotito, che non ha mai smesso di credere nelle potenzialità di tutto lo staff.
La Roma, a detta del tecnico piacentino, era data per favorita ma ha fatto il gioco della Lazio: “Qualche giocatore in campo stasera aveva giocato poco ultimamente, come Bastos e Lukaku, ma sapevo che avrebbero dato il massimo. È stato fondamentale non sbagliare l’approccio e non lo abbiamo sbagliato“.

Coppa Italia, l’orario del derby dipenderà da tv e ordine pubblico

Il 1 marzo si accenderanno i riflettori dell’Olimpico per il derby di Coppa Italia: a ore l’ufficialità

ROMA – Quattro anni or sono si giocò l’ultima stracittadina in notturna: i disastri dell’8 aprile 2013 furono infatti un’onta per il calcio italiano e segnarono un periodo in salita per le eterne rivali del Centro Italia.
Dopo quella fatidica data il Viminale adottò diverse misure di sicurezza, tra cui l’obbligo di disputare i derby al pomeriggio (eccezion fatta per la finale di Coppa giocata alle 18 e la gara di ritorno del 25 maggio 2015). Un’ordinanza che oggi sembra indebolita non tanto dal volere della Questura, quanto dagli interessi extra-sportivi: spostare l’orario in fascia diurna vorrebbe dire andare contro al palinsesto della Rai che detiene l’esclusiva della Coppa Italia e significherebbe anche limitare drasticamente gli introiti.

Il via libera arriva anche dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive che sembra voler premiare due tra le più perniciose tifoserie italiane, ma la decisione finale spetterà sempre e comunque alla penna del Prefetto di Roma, Paola Basilone.
Vista la posizione accomodante dell’Osservatorio, presieduto da Daniela Stradiotto, e la spintarella della Lega in quanto “l’anticipo risulterebbe molto complesso“, ci sono buone possibilità che la richiesta della Questura non venga presa in considerazione.
Uno strappo alla regola che ha tutta l’aria di una concessione per “buona condotta” in vista dell’eliminazione delle barriere dalla Curva Sud.

Calciomercato, Gerson fa un passo indietro poco prima della firma

Ancora problemi in casa giallorossa: dopo la sconfitta in campionato preoccupa anche il mercato.

Il passaggio di Gerson dalla Roma al Lilla è a rischio, ma non è stato Massara a frenare l’operazione dal momento che l’accordo tra i due club è stato trovato con grande gioia delle casse giallorosse. E’ il centrocampista brasiliano a non essere d’accordo sulle cifre proposte dai francesi e, pur avendo lasciato l’Italia per effettuare le visite mediche, il ripensamento è stato confermato a poche ore dalla chiusura.
La Roma dal canto suo attende l’evolversi della situazione. Se Gerson davvero non dovesse trovare l’accordo con la sua nuova squadra Pallotta dovrebbe rinunciare a 18 milioni: i 5 del prestito e 13 del riscatto, garantiti tra 18 mesi da un numero di presenze e mettere da parte una bella cifra per gli acquisti estivi. Spalletti si ritroverebbe a dover gestire un ragazzo molto giovane con tanta voglia di giocare, che però non trova spazio nella sua formazione.

Il ragazzo, definito un “flop” dai tifosi, è ancora un caso aperto e forse l’unica scommessa persa dal lungimirante tecnico romanista che ha riscoperto giocatori quali Emerson Palmieri e Bruno Peres.
Gerson è un giocatore di appena 19 anni, forse intimorito dai 19 milioni spesi dalla Roma per “salvarlo” e con appena 406 minuti di gioco ( 5 in Champions League ) malgrado gli elogi dell’ex ds Sabatini; tra le sue apparizioni annovera la prestazione anonima contro la Juventus e il rifiuto del Frosinone in quanto realtà sportiva inferiore alle sue aspettative, per di più dopo dicembre non è stato più impiegato da Spalletti.
La sua cessione, con la formula trovata tra Roma e Lilla, era una sorta di acquisto mascherato.