Calcio

Inter, festa scudetto più odiata della Superlega di Agnelli?

I 30mila tifosi per le vie di Milano fanno incaz***e i virologi

Cosa fa indignare gli italiani più della Superlega? Le foto dei tifosi interisti senza mascherina in piazza Duomo a Milano. Un sentimento comune, un’onda anomala che ha travolto tutto il Paese (eccetto i presenti), dai politici alla casalinga di Voghera. Il mix letale di cronaca e commenti onanistici su Twitter non ha tuttavia placato il dibattito sulla riforma del sistema-calcio, scosso da un terremoto interno. I cambiamenti sono necessari, anche per l’Italia. Carta canta, il 2021 fornisce un quadro di quello che sta accadendo: tutte le squadre della Serie A sono uscite dalle competizioni europee e la Roma, oltre a essere un fantasma in campionato, è lo zimbello di tutta Inghilterra.

UN MERCATO SENZA FRENI

Il sondaggio di Antonio Noto dimostra che il 62% dei tifosi italiani è contrario alla Superlega, ma allo stesso tempo circa il 70% degli stessi non crede più in una condizione di sana competizione, che tradotto significa va bene cambiare, ma non nel modo in cui volevano farlo i 12 club della Superlega. Il dibattito ha dato in pasto agli opinionisti una verità innegabile: per evitare il collasso del sistema, che vorrebbe dire lasciare spazio al nuovo calcio che avanza, quello asiatico e quello statunitense, serve una riforma del calcio.

La Uefa, che minacciava di sanzionare i club ‘dissidenti’, è allo stremo e in queste condizioni perde terreno: debiti, scarsa liquidità, dirigenti oligarchi, ingaggi faraonici senza controllo e quindi inflazione. A questo proposito “il 58% è favorevole a fissare un limite agli ingaggi ma, sorprendentemente, c’è un 30%  che è contrario” si legge su Blitz quotidiano, in riferimento al report del sondaggista. Alcuni sostengono che all’origine di tutti i mali ci siano proprio i procuratori, insaziabili, che pensano di vivere in un altro mondo, obbligando i club a sborsare cifre che non hanno. Ora è chiaro, lo abbiamo capito nel momento in cui gli sponsor hanno iniziato a dileguarsi.

QUESTA È LA VITTORIA CHE HA SCONFITTO IL MONDO: LA NOSTRA FEDE 1 Giovanni 2:14 

Le tradizioni in Italia sono come infezioni endemiche e il calcio è tra queste, avvolto da un’aura di sacralità. Qui le tradizioni perdono la loro funzione narrativa e diventano il punto di arrivo di chi è testardamente impaurito dal cambiamento. La diffidenza è dura a morire, come le cattive abitudini. Non che in Inghilterra i tifosi abbiano preso bene la scelta di una Superlega, ma per protestare sono scesi in piazza e hanno fermato, dopo appena 48 ore, il progetto sostenuto dalla JP Morgan. Insomma, non proprio l’ultima a Wall Street. In Italia non è accaduto, perché ce la faremo!.

Ora che l’Inter è campione d’Italia e il Covid-19 si è concentrato tutto sotto la Madonnina, la Superlega sembra un lontano miraggio, ma non è così. La presa di posizione di Agnelli e co. avrà invece pesanti conseguenze e probabilmente segnerà il punto di non ritorno di uno sport esausto e, al momento, senza pubblico. D’altra parte, i grandi cambiamenti partono sempre da tentativi fallimentari.

Florentino Pérez, presidente del Real Madrid, lo aveva annunciato a dicembre: “Questo progetto o un altro molto simile andrà avanti. I club in questi mesi di pandemia hanno perso 650 milioni”, per poi ricalibrare ad aprile con un “sarà molto difficile andare contro la Uefa”. Il succo del discorso non cambia. Se 12 tra i club più potenti e blasonati al mondo hanno capito di doversi sfilare prima che il sistema imploda, forse qualcosa vorrà dire. E va bene il romanticismo dei tifosi, ma bisognerà prendere una decisione prima o poi, così come si era fatto con le pay TV. Allora, forse, il calcio è già morto.

Photo Credits: Duomo di Milano

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