Calcio

Il calcio è di chi costruisce gli stadi e l’Italia resta a guardare

Il Mapei Stadium è una delle poche “imprese” della Serie A. Bologna e Cagliari attendono, la Roma deve rifare tutto da capo

La pandemia ha prosciugato i club mettendo a nudo le debolezze del calcio europeo. Concepire nuovi impianti sportivi, moderni ed ecosostenibili, è forse l’unica via per la ripresa. In Italia burocrazia e politica frenano quel restyling urbano che altrove arricchisce interi comprensori.

In Europa sono in atto circa 13 interventi di ristrutturazione per oltre 2,5 miliardi di euro (fonte Tifosy). È la Premiere League a dettare i tempi con un investimento da 600 milioni firmato Everton. La progettazione iniziò 25 anni fa con l’obiettivo di sostituire il Goodison Park – tempio del calcio dal 1892 – con uno stadio che affaccia sul fiume Mersey a Liverpool. Non è rimasto a guardare il Valencia che, malgrado la cronica instabilità finanziaria, con 300 milioni di euro vedrà ultimato nel 2026 il Nou Mestalla. Il 2026 sarà anche l’anno del Nîmes. Per 250 milioni di euro i francesi diranno addio al vecchio Stade des Costières. Ingenti investimenti anche per Club Brugge (100 milioni di euro, 40mila spettatori) e AEK Atene (circa 82 milioni).

La spinta arriva sempre più spesso da realtà ‘minori’ del calcio internazionale, impegnate a plasmare una nuova struttura socio-economica, luogo di incontro accessibile ogni giorno della settimana. Lo è a Bruges, a Nimes, a Nailsworth e a Sassuolo. Lo sarà a Parma. Lontane invece Milano e Roma.

La nuova casa dei Toffees

“Cercavo la grande bellezza. Non l’ho trovata”

I progetti italiani in fase di realizzazione – più a parole che sulla carta – sono quelli di Cagliari e Bologna. Diverso il caso della Fiorentina, che non intende investire nella ristrutturazione dell’Artemio Franchi chiesta dall’amministrazione comunale, ma che potrà contare sul centro sportivo “Viola Park” di Bagno a Ripoli. Un primo passo in attesa dei chiarimenti tra Commisso e i fiorentini. Un’impresa.

A Bologna è stato infine aperto il dialogo tra società e comune per il restyling del Dall’Ara. Un intervento da oltre 100 milioni di euro che si dovrebbe ultimare nel giro di tre anni. Un periodo relativamente breve, ma la data di inizio è stata rinviata al 2023: “I lavori non inizieranno a dicembre 2022, durante i prossimi mondiali in Qatar, come auspicato. Slittano i tempi e slitta in avanti anche la chiusura della Conferenza dei Servizi relativa all’opera, ancora in corso e sulla quale il sindaco Matteo Lepore ieri non ha fornito tempi certi”, scrive Marcello Giordano su il Resto del Carlino. Nel frattempo i felsinei giocheranno in un impianto da quasi 17mila posti, che sarà lo stadio della squadra femminile una volta pronta la nuova struttura.

A Cagliari, come riporta OneFootball: “Il nuovo stadio, secondo il progetto iniziale, sorgerà nello stesso sito del vecchio Sant’Elia. Sarà un impianto da 25.200 posti e i lavori dovrebbero durare circa due anni”. Le sorti della Cagliari Arena le conosceremo non prima di maggio 2022, quando il presidente Tommaso Giulini scioglierà le riserve sulla variante urbanistica voluta dall’attuale sindaco Paolo Truzzu. Peraltro al centro di una bagarre politica tra Regione e vecchia amministrazione. Una vicenda che rischia di concludersi con un nulla di fatto come per lo stadio della Roma a Tor di Valle.

Le buone pratiche non mancano in Italia. La favola del Sassuolo non è stata scritta solo sul terreno di gioco, ma è stata costruita dalla visione del patron Giorgio Squinzi. Il Mapei Stadium è uno dei pochi di proprietà in Italia, è il più innovativo della Serie A e richiama il modello inglese. “Un ‘gioiellino’ di tecnologia ma anche un esempio virtuoso di collaborazione tra una società calcistica, il Sassuolo Calcio, la Questura e tutti gli attori del territorio coinvolti” riporta l’agenzia Agi.

Anche lo Juventus Stadium (Allianz Stadium) è un colosso ingegneristico, ma i costi per la sua realizzazione non sono ancora stati ammortizzati. Nel 2020 la sola chiusura dello stadio per l’emergenza sanitaria è costata tra i 15 e i 25 milioni di mancati introiti. L’assenza di pubblico 100 milioni. La Juve non è Torino, è la Juve e con la pandemia questo distacco ha reso lo Stadium una bellissima cattedrale nel deserto.

La sfida del futuro è in una partita di pallone

Lo stadio è un elemento imprescindibile per una città che vuole essere competitiva. È il suo lasciapassare verso il futuro, rappresenta l’unione di più poteri, quelli di cui non si può fare a meno. Non solo genera lavoro (a Liverpool si parla di circa 15mila nuovi posti) e indotto economico, ma permette anche il recupero di aree urbane degradate; è attrazione turistica, sede di eventi, fulcro dinamico di una città nella città che può farsi portavoce dei grandi temi di oggi, come la transizione ecologica. All’Italia mancano gli stadi, ma più che altro mancano imprenditori.

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