Calcio

Mondiali 2022, oltre 6mila morti in Qatar: una tragedia invisibile?

Il calcio non è mai stato così vicino alla politica come negli ultimi mesi. Anche se con toni forzatamente mediatici, i club europei prendendo posizione non solo su argomenti di loro stretta competenza – come la Superlega – ma anche su razzismo, discriminazione di genere, violazione dei diritti umani. È quest’ultimo aspetto che sta alla base delle polemiche contro il Qatar, nazione che ospiterà i Mondiali 2022, accusato di sfruttamento del lavoro, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e corruzione.

Passiamo ai numeri. In 11 anni sarebbero circa 6.700 gli operai morti in Qatar, con una media di 12 a settimana e 2 al giorno. Secondo i dossier analizzati dal The Guardian, tutti i morti sarebbero migranti impiegati nella costruzione del nuovo ‘impero’ dell’emiro Tamim bin Hamad al-Thani, ovvero quello per l’egemonia sportiva: 9 arene per 3 miliardi di dollari, un aeroporto, infrastrutture stradali, hotel di lusso e persino la città pianificata di Lusail.

LA CONTROPARTE

L’inchiesta del The Guardian è un vero bollettino di guerra. La risposta del comitato organizzatore della Coppa del Mondo non si è fatta attendere e i numeri forniti sono molto diversi: 37 morti tra gli operai direttamente coinvolti nella costruzione degli stadi e 34 deceduti in incidenti “non legati al lavoro”. Dati che non tengono però conto dei migranti: “2.711 quelli dall’India, 1.018 dal Bangladesh, 1.641 da Nepal e 557 dallo Sri Lanka; e attestano nello specifico 5.927 lavoratori migranti morti nel periodo 2011-2020. A questi si aggiungono quelli forniti dall’ambasciata del Pakistan in Qatar che ha comunicato il decesso di 824 concittadini. E si sono migranti di Paesi come Kenya e Filippine di cui non si conoscono i dati”, scrive La Gazzetta dello Sport. Contro le accuse di Amnesty e di altre organizzazioni internazionali, la Fifa sostiene i numeri del comitato. I lavori possono proseguire.

I RIBELLI DEL NORD

Dalla Norvegia alla Germania, fino alla Svezia, sono diversi i club che vorrebbero boicottare la competizione. Al momento, però, sono le federazioni scandinave ad aver alzato la voce. Avranno la forza per andare avanti? Questa è solo l’ultima delle implicazioni che animano il dibattito sul Qatar, ma è probabilmente la più evidente perché promossa da giocatori come Haaland.

Gli scandali non sono mancati. Negli ultimi anni hanno tenuto banco il problema del caldo eccessivo, con la possibilità di far slittare le partite in inverno, e quindi la polemica dei diritti TV per la sovrapposizione con altre competizioni. A questi si sommano le indagini contro al-Khelaifi accusato di aver corrotto l’ex segretario generale della FIFA, Jérome Valcke. Non ultima, la crisi diplomatica che ha messo il Qatar contro le altre monarchie del Golfo per aver finanziato il terrorismo internazionale. Anche in questo caso la FIFA era stata avvisata: “Giocare un Campionato del Mondo nell’emirato del Golfo Persico sarebbe stato a ‘altissimo rischio’ per attentati terroristici” riporta il Fatto Quotidiano in un articolo del 2014.

Boicottaggio è un’altra di quelle parole alla moda. “Il calcio boicotta i social” titolavamo parlando dei casi di razzismo in Europa League. Contro la gestione dei Mondiali 2022 è la Norvegia a fare da apripista, ad avere il coraggio di opporsi. A voler boicottare. Anche la Germania ha aderito alle proteste sul campo, così come Belgio, Olanda, Danimarca e Svezia. Queste ultime iniziative non hanno però avuto alcuna eco a Doha, tanto che il governo ha deciso di non prenderle in considerazione. I Mondiali si avvicinano, la Norvegia mette a rischio la sua partecipazione. Infantino valuterà eventuali sanzioni, che potrebbero addirittura portare all’esclusione dai Mondiali 2026.

EDEN DI SCEICCHI E INVESTITORI

L’Europa non ha più l’egemonia sul calcio. L’emiro al-Thani sta investendo miliardi per trasformare il Qatar nella nuova superpotenza calcistica, tanto che nel 2011 il Paris Saint-Germain è stato acquistato dall’organizzazione Qatar Sports Investments direttamente controllata dal governo. Il Psg è l’unico club statale al mondo insieme al Manchester City, controllato dagli Emirati Arabi. Il Medio Oriente non è nuovo a competizioni internazionali, nel 2019 la Supercoppa italiana si è giocata in Arabia Saudita e l’anno prima (non senza polemiche) negli Emirati. Doha è poi famosa per il circuito di MotoGP. Altro che Superlega, qui si sta scrivendo il futuro del calcio e difficilmente una sollevazione popolare di nostalgici farà cambiare idea ai suoi autori.

Una chiara lettura delle ultime iniziative dei club, e di alcune federazioni, per condannare i metodi poco ortodossi del Qatar è offerta da Dario Saltari, per l’Ultimo Uomo.

EPICENTRO DEL CALCIO DEL FUTURO

A questo punto verrebbe da chiedersi, perché scegliere il Qatar come nazione ospitante? Resta valido l’articolo de Il Post datato sabato 4 dicembre 2010. Non un giorno a caso perché è 11 anni fa che la FIFA ha assegnato l’organizzazione dei mondiali di calcio del 2018 in Russia e del 2022. “Di tutte le candidature arrivate alla FIFA per i mondiali del 2018 e del 2022, quella del Qatar era l’unica considerata dalla FIFA ad alto rischio. […] Eppure la decisione della FIFA rimane”.

Il quotidiano britannico Sunday Times ha sganciato una notizia bomba: Australia e Stati Uniti sarebbero state vittima di un piano fraudolento messo in piedi dal comitato organizzativo qatarino, per screditarle agli occhi della FIFA al fine di convincere i delegati della Federazione calcistica mondiale ad affidare all’Emirato del Golfo l’organizzazione della Coppa del Mondo 2022. Una strategia, quella perseguita dai qatarini, che avrebbe coinvolto un insieme di soggetti: giornali, blogger, agenzie di comunicazione e – pare – persino i servizi segreti, o meglio ex agenti della Cia. Il Qatar avrebbe incaricato e pagato di nascosto l’agenzia americana di comunicazione Blj Worldwide per rovinare la reputazione degli altri due Paese che gli contendevano l’allestimento dei Mondiali di calcio, ovvero Australia e Stati Uniti. 

Gianni Carotenuto, il Giornale

I lavoratori impegnati nella costruzione di stadi futuristici verrebbero sottopagati se non addirittura non retribuiti in cambio di un alloggio oltre che privati dei propri passaporti. Il Qatar è tanto piccolo quanto ambizioso: il fondo sovrano della Qatar Investment Authority detiene quote nella Volkswagen, ha acquisito quote di banche come la Barclays e la Agricultural Bank of China, ha investito nel settore energetico con Rosneft ed è anche presente nel settore della moda con parte del brand americano di gioielleria, Tiffany & Co. Il governo punta molto anche sul turismo di lusso.

PUNTO DI NON RITORNO

Le proteste proseguono con iniziative valide ma sporadiche, perché non tutti saranno disposti ad andare fino in fondo. Quasi 7mila decessi, una cifra che fa paura a pensarci bene. Impossibile contrastare un intero sistema a suon di magliette e frasi su Twitter, ma ipotizziamo che aver puntato i riflettori sul Qatar sia solo un inizio, un’arma popolare per smuovere gli animi, per tirare fuori dall’ombra le condizioni di vita e di lavoro dei cittadini. A quale prezzo si avrebbero le conquiste sociali? Da anni il Qatar intrattiene rapporti con l’Europa e malgrado ciò i passi in avanti sono stati mediocri. Una volta passati i Mondiali, tutto potrebbe stagnare se non addirittura regredire. E se invece si stesse facendo una piccola rivoluzione nello sport, anche se con mezzi e tempi totalmente diversi dal passato? A ritrovare gli equilibri ci si penserà dopo.

Photo Credits: Fifa.com/Twitter

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