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Mondiali hockey in Bielorussia, Lukashenko non piace più alla federazione

Il presidente della IIFH bacchettato dagli sponsor che minacciano di ritirarsi

Le tensioni politiche in Bielorussia travolgono anche lo sport. I Mondiali di hockey in programma dal 21 maggio al 6 giugno 2021, non si svolgeranno più a Minsk. Un fulmine a ciel sereno, che complica la posizione del governo nello scacchiere dell’Europa orientale e che priva il Paese di un’ampia fetta di finanziamenti.

La spiegazione arriva tramite un comunicato stampa, in cui la Federazione Internazionale di Hockey su ghiaccio (IIFH) parla di “crescenti preoccupazioni in materia di sicurezza e protezione, legate sia ai crescenti disordini politici che alla pandemia da Coronavirus”.

Sport e politica

Il virus più spietato in questo caso non è però il covid – che fa da sfondo – ma la controversa figura del presidente Lukashenko, al potere dal 1994 e oggetto di pesanti accuse dopo le elezioni dell’estate 2020, che lo avrebbero formalmente rieletto per un sesto mandato con il 79,23% dei voti. Il risultato delle elezioni politiche ha gettato il Paese nel caos, con continue e spesso violente manifestazioni post-voto. Il popolo accusa Lukashenko di aver compromesso i risultati e di aver consolidato il suo regime personale.

Il casus belli

L’ex militare sovietico aveva dimostrato grande entusiasmo dopo la designazione di Minsk come sede della manifestazione insieme a Riga (Lettonia). Entusiasmo condiviso anche dal presidente IIFH, René Fasel, che aveva incontrato Lukashenko di persona. Dopo le consuete frasi di rito, alcune delle quali rivolte all’impegno del governo nel costruire una nuova costituzione (per andare a nuove elezioni), è arrivato il dietrofront.

“Mi sono sentito in imbarazzo” avrebbe detto poi il numero uno della IIFH riferendosi al totale disinteresse delle istituzioni locali nel contenimento della pandemia. Perché? Lukashenko e i suoi collaboratori non indossavano alcun dispositivo di protezione individuale al momento dell’incontro: i due si sono addirittura abbracciati.

La virata della federazione ha incontrato il favore di Svetlana Tikhanovskaya, leader dell’opposizione costretta a lasciare il Paese per la vicina Lituania, la quale ha scritto su Twitter: “La scelta di cancellare i Mondiali in Bielorussia è molto saggia: bisogna sostenere i diritti umani e non cooperare con il regime in Bielorussia”.

L’opposizione degli sponsor

La cancellazione di Minsk dal programma del campionato mondiale è davvero solo una questione di diritti umani? Evidentemente no. C’è di mezzo, come sempre, l’aspetto economico. La IIFH ha infatti ricevuto numerose pressioni da parte degli sponsor ‘storici’ della manifestazione sportiva. Il primo ad alzare la voce è stato il marchio automobilistico Skoda, che ha dichiaro di essere “un’azienda che promuove e cerca di far rispettare i diritti umani”.

Anche i tedeschi della Liqui Moly hanno messo in discussione il proprio sostegno: “L’attuale situazione in Bielorussia, la politica del governo, il modo in cui i manifestanti sono trattati e le evidenti violazioni dei diritti umani contraddicono le convinzioni e i valori di Liqui Moly”. Queste scelte potrebbero a loro volta essere state sostenute e veicolate dai rispettivi governi.

La Bielorussia era stata scelta dalla Federazione Internazionale di Hockey su ghiaccio come sede dei Mondiali, in collaborazione con la Lettonia, nel 2019. Da allora sono cambiate molte cose e la situazione è diventata troppo scomoda anche per gli organizzatori del campionato, all’epoca intenzionati a investire in uno dei Paesi che detiene un quinto della produzione mondiale di fertilizzanti di potassio

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