Altri sport

Nel Myanmar c’è uno sport che resiste alla povertà

chinlone

Il Chinlone ha conquistato gli SEA Games solo nel 2013, ma ha una storia millenaria

Nella Birmania del terrore militarista c’è una parola che spaventa, libertà. Il popolo dell’Indocina rinnova la sua forza e la sua speranza con il chinlone, lo sport nazionale che racchiude i profumi, i colori e le usanze dei sobborghi cittadini. Nessun limite di età o di genere: tutti possono praticare questo sport che fa vivere le strade caotiche di Naypyidaw a ritmo di musica.

Riconosciuto a livello internazionale solo nel 1953, il chinlone è un tripudio di volteggi e acrobazie attorno a una palla di rattan o bambù. L’obiettivo dei giocatori, solitamente riuniti in gruppi da sei, è non far cadere a terra la sfera. In una danza di palleggi, il chinlone è più un’arte che uno sport, forse l’unica in grado di resistere al dramma di un Paese sotto dittatura militare dal 1962 al 2015 e ora controllato dal generale Min Aung Hlaing.

CENNI DI STORIA

Il chinlone (o caneball) è senza dubbio uno dei giochi con la palla più antichi del mondo, a torto relegato ai margini dell’intrattenimento turistico. Nasce oltre 1500 anni fa con scopi aristocratici: i giocatori dovevano allietare i banchetti della corte Pyu e successivamente di quella del sovrano Anawrahta. Nella storia non è raro trovare esempi di commistione tra arti marziali, danze rituali e cortei e molte di queste attività si praticavano proprio con una sfera. Classico l’esempio della Pelota dei Maya, ripreso anche nel cartone animato ‘La strada per el Dorado‘ che, così come il chinlone, aveva una valenza mistica e religiosa, oltre che sociale.

CONFLITTI ETNICI E LO ZAMPINO DELL’EUROPA

Durante i passaggi i giocatori effettuano un movimento circolare intorno al giocatore posizionato al centro che si esibisce nelle diverse mosse. L’obiettivo è non far cadere la palla per più tempo possibile, realizzando contemporaneamente il maggior numero di movimenti perfetti.

[…] La stagnazione economica, l’isolamento internazionale e i disastri naturali acuiscono i problemi che derivano dalla povertà diffusa e dai conflitti etnici che storicamente affliggono queste terre, tra i quali la persecuzione della minoranza musulmana dei Rohingya […]

Nicola Raucci, Giocopulito

Nel 2019, quando Raucci scriveva queste parole, il caso dei Rohingya era arrivato fino in Europa. I Rohingya sono una minoranza apolide di fede islamica, vittima di discriminazione e violenza da parte delle Tatmadaw, le Forze Armate Birmane. Su questa vicenda è importante aprire una breve parentesi. “Il genocidio, avvenuto con la consapevolezza del governo democratico di Aung San Su Kyi – premio Nobel per la pace nel 1991- sembra essere caratterizzato da incompatibilità religiose fra i gruppi etniciprecisa Beatrice Frascatani per Geopolitica.info. Ad ogni modo, dopo alcune consultazioni, l’Aia si è schierata affianco al Myanmar della leader Aung San Su Kyi perché “il quadro era fuorviante e incompleto“.

IL RISCATTO

La storia del chinlone è fatta di alti e bassi. In epoca colonialista lo sport nazionale veniva considerato un’attività appannaggio dei poveri. Nel Novecento la riscoperta del folclore da parte dello stesso mondo occidentale aveva poi spinto il governo birmano a riscattare le proprie radici. Il regolamento ufficiale del chinlone venne infatti stilato negli anni Cinquanta dal capo dell’Associazione Atletica Birmana, U Ah Yein, che fece una sintesi della miriade di regole, rigorose, sui movimenti da effettuare nel palleggio. Seguì subito dopo la prima competizione ufficiale con giocatori professionisti.

L’anno della consacrazione è stato però il 2013, durante i Giochi del Sud-est asiatico, quando il chinlone è stato adattato alle modalità di competizione moderne, con l’introduzione di due squadre posizionate in due campi distinti. La replica è avvenuta nel 2017 a Kuala Lumpur con l’inclusione dello sport nella disciplina thailandese del sepak takraw, molto nota, appunto, nel Sud-est asiatico.

SFRUTTAMENTO MINORILE SENZA BANDIERE

Dietro il mondo iridato dello sport, fatto di riscatto e speranze, si cela un Paese dilaniato dalla povertà, dagli incessanti conflitti civili, dai disastri naturali, come i terremoti, e dallo sfruttamento delle risorse naturali. (Per approfondire il tema politico si consiglia ‘Myanmar: se il colpo di Stato non va nella direzione prevista dai militari‘ di Francesca Baronio). Mentre il miraggio della democrazia un po’ si allontana e un po’ si avvicina, la crisi non è che il rantolo di una dittatura asiatica. I più piccoli sono spettatori inermi del massacro dei diritti umani. Ma tra le case, nel caldo della sera, si sente ancora il rumore sordo di un pallone contesto da un gruppo di bambini.

Da Global Voices

19 thoughts on “Nel Myanmar c’è uno sport che resiste alla povertà

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.