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Totocalcio, il ’13’ che resiste alle scommesse sportive compie 70 anni

Schedina Totocalcio

La ‘schedina’ emblema di un’Italia che ritorna a sognare grazie allo sport

Il Totocalcio è in età pensionabile. Eppure, con i suoi 70 anni sulle spalle, la ‘schedina’ nazionalpopolare non ci pensa nemmeno ad abbandonare il manipolo di italiani che continuano a giocarla. Il Totocalcio diventa così oggetto di antiquariato, idea romantica di un calcio che non esiste più.

Facciamo un passo indietro, al 21 gennaio 1951, giorno di nascita del leggendario ’13’ del Totocalcio. Un solo numero per una storia tutta italiana: non c’era domenica pomeriggio senza partita alla radio e schedina. Quando ancora non esistevano anticipi e posticipi, nelle case degli italiani, arredate con tappezzerie Kitsch, la voce di Sandro Ciotti era un vangelo apocrifo.

L’impero voluto da Andreotti

Perché questo numero, il 13? Dopo l’intuizione geniale del giornalista Massimo Della Pergola con Sisal, i funzionari dei Monopoli di Stato fecero il colpaccio: ai dodici pronostici se ne aggiunse uno nuovo. Così, pur continuando a pagare (di meno) i classici ’12’, la cifra piena si sarebbe intascata solo indovinando il tredicesimo. Il bottino si gonfiò, i fortunati diminuirono drasticamente rendendo il gioco decisamente più avvincente…anche per il Monopolio.

La nazionalizzazione del sistema fu voluta da Giulio Andreotti, all’epoca presidente del Consiglio, dopo una prova di due anni. Una scelta economica e politica, perché avrebbe ingraziato la Democrazia Cristiana alle federazioni sportive italiane, alle quali fino agli anni Novanta venne affidata la gestione del Totocalcio e di un’ampia fetta di guadagni. Il Coni avrebbe potuto contare sui democristiani e viceversa.

Nei primi anni Duemila il Totocalcio è passato all’Agenzia delle dogane e dei monopoli di stato, che ha accettato di corrispondere una quota fissa del 18,77 per cento delle entrate settimanali al Coni.

Luca Zennaro, Il Post

Dopo i bombardamenti, il Totocalcio

Fu tra il 1945 e il 1950 che lo sport ritornò a vivere, sia per il miglioramento degli scenari internazionali, sia per l’entusiasmo di un popolo nei confronti della libertà di aggregazione. Fu quindi nel 1951, nel pieno della ripartenza post bellica, che il Totocalcio divenne sinonimo di El Dorado. Settant’anni fa, appunto. Ecco perché il detto ‘Fare 13 al Totocalcio‘ è entrato a pieno titolo nei dizionari della lingua italiana, non solo come riferimento sportivo, ma anche come metafora di un modo di vivere. In quegli anni, sognare era di nuovo concesso, anche ai più giovani.

Come scrive il Corriere della Sera, “le probabilità di ottenere la vincita massima degradano a 1 su 1.594.323, ma le quote destinate ai vincitori lievitano”. I primi a superare i 100 milioni di lire? Renzo Rinferi di Prato e il savonese Luigi Piacenza. Furono 104 i milioni di Lire che arrivarono direttamente nelle loro tasche. Renzo e Luigi divennero così i Promessi Sposi del Totocalcio. Era tutto vero, si poteva vincere, e anche tanto.

Anche nel cinema italiano ruspante e a volte un po’ trash di quegli anni la schedina, vera icona dell’epoca, ispirò o comunque apparve in alcuni film che erano sì sceneggiature ma che potevano essere tranquillamente storie reali di vincitori nascosti nel buio dell’anonimato.

Alessio Masala, Contrasti.

Il record venne però registrato del 1993, quando gli unici tre tredici di quella grigia giornata di novembre portarono a casa oltre 5 miliardi e mezzo di Lire. I fortunati restarono e sono tuttora anonimi, qualcuno li sta ancora cercando, altri dicono che siano morti. Di certo, però, la vincita venne riscossa.

Ludopatia online?

Le leadership del Totocalcio cominciò a vacillare inizialmente per la comparsa di altri concorsi calcistici come il fortunato Totogol, ma anche Totosei e Totobingol; poi per la legalizzazione delle scommesse sportive. Era il 1998 e la tv a colori aveva rapito quasi tutti gli italiani. Il calcio continuava la sua conquista della Borsa italiana e il Totocalcio si allontanava sempre di più dalle nuove generazioni.

Le scommesse, fatte dallo scommettitore oppure on line, camminano di pari passo con l’immediatezza e la velocità nonché la saturazione di informazioni e strumenti digitali del mondo moderno. Con il complicarsi del sistema, oltre ai maggiori introiti, aumentano anche i rischi.

Alessio Masala, Contrasti.

Alla domanda retorica fatta da Il Post ‘Ma quindi esiste ancora il Totocalcio?’ la risposta è affermativa. Certo è che il Totocalcio non è più il re delle domeniche sportive e dopo essere finito nel dimenticatoio, nel 2018 si tornò a parlarne perché il primo Governo Conte (quello gialloverde per intenderci) voleva rilanciarlo e quindi, in qualche modo, sostituirlo. Col senno di poi, in una società che cambia alla velocità della luce, l’addio al Totocalcio per come lo abbiamo conosciuto sembra inevitabile. Il passatempo del popolo diventerà pezzo da museo?

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