Calcio

Uefa, è finita l’era Gazprom nel calcio?

Dopo lo spostamento della finale di Champions, si va verso l’addio al colosso del gas per 40 milioni in meno all’anno. Da Čeferin ancora nessuna comunicazione ufficiale.

Gazprom, l’azienda di stato con cui la Russia fornisce gas ai paesi stranieri, versa circa 40 milioni di dollari nelle casse della Uefa. 300 milioni in dieci anni di partnership. Questi numeri dovrebbero già dare un’idea delle ripercussioni sul calcio europeo della guerra russo-ucraina. Nelle segrete stanze di Nyon è tuttora in corso la discussione sul futuro del Premium Sponsor, anche se dall’Inghilterra fanno sapere che il presidente Uefa Aleksander Čeferin, su pressione del Comitato esecutivo, avrebbe deciso. Niente più Gazprom. Spostare la finale di Champions League da San Pietroburgo a Parigi è stato un gesto più che altro simbolico, dall’altra parte cancellare il colosso degli idrocarburi è una scelta sofferta. Se così fosse, una delle collaborazioni più longeve terminerebbe nel peggiore dei modi, a causa di una guerra.

DELITTO E CASTIGO

Anche lo Schalke 04 ha preso le distanze da Gazprom rimuovendo il logo dell’azienda dalla maglia di gioco e dalle divise ufficiali; annunciando l’uscita di scena di Matthias Warnig, CEO di una società di proprietà di Gazprom, che gestisce il gasdotto Nord Stream. “Warnig, inoltre, era entrato negli anni scorsi nel consiglio di sorveglianza dello Schalke, proposto proprio da Gazprom”, si legge su Calcioefinanza. La decisione è arrivata dopo la pubblicazione dei nomi dei soggetti sanzionati dagli Usa. Resta tuttavia il contratto di sponsorizzazione tra Schalke a Gazprom, con scadenza nel 2025, per nove milioni di euro l’anno. La pressione della Bundesliga sulla società di seconda divisione è forte, tanto che il quotidiano Bild ha oscurato il logo azzurro su campo bianco da tutte le foto. “Per il momento, la scritta Gazprom sulla maglia dello Schalke sarà coperta e sarà sostituita dalla scritta Libertà per l’Ucraina“, riferiscono dal quotidiano.

Gazprom assicura oltre il 40% delle forniture di gas in Europa. Una percentuale enorme, che coinvolge e travolge anche l’Italia. In termini economici e geopolitici tuttavia sono i teutonici a essere maggiormente coinvolti nell’affaire del gas russo. I due allacci che attraverso il Mar Baltico collegano la Russia all’Europa occidentale arrivano proprio nella Germania nord-orientale (il più recente è gestito dalla Nord Stream 2 di cui è CEO il già citato Matthias Warnig). Questa operazione, portata avanti dall’ex cancelliere Gerhard Schröder, nel tempo ha tagliato fuori dal traffico l’Ucraina e ha quindi permesso alla Russia di eludere i dazi.

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“ROTTURA IMMEDIATA DEL CONTRATTO”

Già dai primi anni Duemila Gazprom vede nello sport un veicolo commerciale privilegiato, sottotraccia, quello che si chiama sportswashing. Nulla è stato lasciato al caso: la città di Gelsenkirchen, la cui squadra è lo Schalke 04, è nello scacchiere dei punti di arrivo del Nord Stream. Il gas russo ha fatto la fortuna di questo club. Prima di questa esperienza e di quella con lo Stella Rossa di Belgrado – altro luogo di interesse per il Cremlino – Gazprom aveva abbracciato lo Zenit dando alla luce nel 2009 la Gazprom Arena, all’epoca uno degli impianti più innovativi del mondo. Qui si sarebbe dovuta giocare la finale di Champions del 28 maggio 2022. Cosa ne sarà ora degli accordi con la Fifa per Euro 2024, evento ampiamente finanziato dai russi? La fine dell’era Gazprom aprirà una volta per tutte le porte dell’Europa agli sceicchi?

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